Finora non era mai successo. Per la prima volta nella loro storia (iniziata a Helsinki nel 1983), i Campionati Mondiali di Atletica si svolgeranno in un paese africano, il Kenya.
La storica decisione è stata presa il 15 settembre a Budapest dal Consiglio di World Athletics, che ha scelto Nairobi per il 2029 e Monaco di Baviera per il 2031, che hanno così superato le pur forti candidature di Roma e Londra. La prossima edizione, quella del 2027, sarà invece a Pechino.
Il Kenya ci aveva già provato nel 2025, ma la scelta era caduta su Tokyo. Questa volta, invece, ce l’ha fatta.
In questo successo c’è tanto della storia kenyana nell’atletica mondiale: più di cento medaglie d’oro tra Olimpiadi e Campionati del Mondo, la seconda nazione più vincente nella storia dei Mondiali, dove si è classificato secondo anche nell’edizione di Tokyo 2025, con 7 ori e 11 medaglie complessive.
Ma anche a livello di infrastrutture c’è stato un miglioramento decisivo che ha indubbiamente pesato sulla scelta di Nairobi: lo stadio Kasarani è già in completa ristrutturazione in vista della Coppa d’Africa di calcio 2027, co-ospitata da Kenya, Uganda e Tanzania (un’altra prima volta).
Sarà pronto quindi con due anni d’anticipo sui Mondiali. Nairobi, del resto, non è completamente nuova a questo tipo di eventi, avendo già ospitato i Mondiali U18 nel 2017 e gli U20 nel 2021.
Il presidente del Consiglio Mondiale dell’Atletica, Sebastian Coe ha definito la scelta di Nairobi un momento “storico”, sottolineando che l’atletica è “intessuta nel tessuto sociale” del Kenya, citando i grandi nomi che ne hanno fatto la storia: Eliud Kipchoge, Faith Kipyegon, David Rudisha, “Kip” Kipchoge Keino, Paul Tergat, Tegla Loroupe.
Ma non è tutto oro quel che luccica. Alcuni commentatori sono convinti che l’assegnazione porterà “maggiore vigilanza” sul problema doping in Kenya: dal 2017 l’Athletics Integrity Unit (AIU) ha sospeso oltre 140 atleti kenyani, più di qualsiasi altra nazione al mondo.
Il caso più clamoroso è quello di Ruth Chepng’etich, primatista mondiale della maratona, squalificata per tre anni dopo essere risultata positiva a un diuretico usato potenzialmente per mascherare altre sostanze, e tuttora sotto squalifica proprio in questi mesi.
Sebastian Coe ha preferito però sottolineare l’opportunità storica: “era importante che i Mondiali arrivassero in Africa quando avessimo l’ospite giusto, la candidatura giusta e le circostanze giuste”.