Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di luglio – agosto 2026.
Il Kenya rappresenta un interessante esempio di transizione energetica. Nairobi ha saltato il percorso seguito da molti paesi industrializzati, che sono passati dal carbone al petrolio e al gas per spingere poi sulle rinnovabili.
Il paese ha infatti costruito uno dei sistemi elettrici più puliti dell’Africa, basato su fonti rinnovabili nazionali, sfruttando in particolare il notevole potenziale geotermico.
Oggi, infatti, la produzione è rappresentata per oltre il 40% proprio dalla geotermia, per circa un quarto dall’idroelettrico, per il 13% dall’eolico e per il 3% dal solare, lasciando ai combustibili fossili meno del 10% della generazione. E questa transizione è stata guidata dai vantaggi economici e dalla necessità di aumentare la sicurezza energetica.
Il diesel importato era costoso e la volatilità dei prezzi dei carburanti danneggiava l’economia. L’intera Rift Valley africana possiede una capacità geotermica enorme, che secondo l’Agenzia internazionale per l’energia (Iea) potrebbe coprire il 15% del fabbisogno elettrico dell’Africa orientale entro il 2040. Una buona notizia anche per Etiopia e Tanzania.
Lo sfruttamento di questa risorsa non è però privo di impatti. La rete di tubi, pozzi e strade ha modificato gli habitat naturali aprendo questioni sociali e di compensazione con le comunità locali.
Alla geotermia si affiancano l’energia solare e quella eolica sempre più economiche. In molte regioni rurali, il solare sui tetti e le mini-reti si stanno diffondendo più rapidamente di quanto la tradizionale espansione centralizzata abbia mai potuto fare.
Il Lake Turkana Wind Power situato nella contea di Marsabit è il più grande parco eolico dell’Africa subsahariana con 365 turbine per una potenza totale di 310 megawatt.
Le condizioni favorevoli hanno quindi contribuito a ridimensionare drasticamente il contributo dei combustibili fossili, mentre le energie rinnovabili sono diventate la spina dorsale del sistema di generazione elettrica. Ed è aumentato l’accesso all’elettricità, passato dal 37% della popolazione nel 2013 al 79% nel 2023.
E questa potrebbe essere una delle storie globali più importanti e sottovalutate del momento. Le energie rinnovabili a basso costo, le batterie e i sistemi decentralizzati stanno iniziando a cambiare il sistema energetico anche in Africa.
Geotermia
Impiega il calore situato nel sottosuolo terrestre per generare riscaldamento o energia elettrica. Gli impianti geotermici sfruttano con un avanzato processo ingegneristico il calore conservato in rocce e fluidi sotterranei situati fino a 3.000 metri di profondità. Il Kenya è il primo produttore in Africa di questo tipo di energia e il sesto al mondo.