Il Kenya ad Haiti contro le gang: un anno dopo bilancio scoraggiante
Conflitti e Terrorismo Haiti Kenya Nazioni Unite Stati Uniti
La missione di Supporto multinazionale alla sicurezza, sostenuta dall’ONU, rimane sottofinanziata e sottodimensionata
Il Kenya ad Haiti contro le gang: un anno dopo bilancio scoraggiante
Il contingente avrebbe dovuto contare 2.500 uomini. Venticinque mesi dopo l'avvio della missione solo 991 risultano operativi, la maggior parte poliziotti kenyani. Sulla sostenibilità economica pesano i tagli al budget voluti da Trump. Intanto le gang controllano quasi tutta la capitale, espandendo il loro violento controllo anche in nuove zone
22 Luglio 2025
Articolo di Bruna Sironi (da Nairobi)
Tempo di lettura 5 minuti
Poliziotti kenyani al loro arrivo all'aeroporto di Port-au-Prince

Da Haiti arrivano notizie sempre più preoccupanti. Il rapporto mensile pubblicato alla fine di giugno da Security Council Report, (una pubblicazione online che diffonde documenti e analisi relativi ai lavori del Consiglio di sicurezza dell’ONU) ne fa un quadro desolante.

Descrive la situazione come caratterizzata da “politica bloccata, violenza estrema e condizioni umanitarie disperate”. Bande criminali controllano circa l’85% della capitale, Port-au-Prince.

Le loro attività criminose si sono estese recentemente anche ai dipartimenti del Centro e di Artibonite dove si sono avuti episodi gravissimi nelle ultime settimane. Per imporre il loro dominio le gang usano metodi che includono “assassinii, rapimenti e violenza sessuale”, crimini di cui è obiettivo la popolazione civile e per cui godono di totale impunità.

Il 13 giugno OHCHR, l’organizzazione dell’ONU che si occupa di diritti umani, ha diffuso da Ginevra, dove ha sede, un comunicato stampa in cui si dice allarmata dal diffondersi della violenza e dall’estendersi del territorio controllato dalle gang.

Nel testo si stima che ormai circa 1,3 milioni di persone sono sfollate a causa del rafforzarsi della presenza delle bande che hanno assassinato almeno 2.680 persone, di cui 54 bambini, nei primi cinque mesi di quest’anno.

Almeno 957 altri sono stati feriti e 316 rapiti per chiedere un riscatto. Il documento precisa che i numeri riguardano solo i casi accertati dall’ufficio per i diritti umani dell’ONU, suggerendo che potrebbero essere molto più alti.

Particolarmente allarmante è il diffondersi della violenza sessuale e l’aumento dei minori reclutati nei ranghi delle bande criminali, mentre la situazione di Haiti ha un impatto sempre più preoccupante sugli altri paesi della regione.

La missione di supporto multinazionale

Le condizioni del paese sono drammaticamente peggiorate negli ultimi mesi nonostante la presenza di una missione autorizzata dall’ONU come Supporto multinazionale alla sicurezza (Multinational Security Support Mission – MSS), con l’obbiettivo di affiancare la polizia locale nel riportare ordine nel paese.

Non si tratta di una missione ONU “classica”, perché le due effettuate precedentemente sono state molto chiacchierate (diffusione di una grave epidemia di colera e accuse di abusi sessuali su donne e minori) e in questo momento un’altra non sarebbe ben accetta dalla popolazione.

Una missione sottofinanziata e sottodimensionata

La MSS è dunque una missione solo autorizzata e supportata dall’ONU. Questo non è senza conseguenze, soprattutto dal punto di vista dell’autorevolezza, dell’organizzazione e della disponibilità di fondi.

La MSS è infatti finanziata attraverso un trust fund da governi che si sono detti interessati, in primis dagli Stati Uniti che, durante l’amministrazione Biden, si erano impegnati per la maggior parte della quota necessaria. Con l’amministrazione Trump molto è cambiato.

Approvata il 2 ottobre 2023, la missione avrebbe dovuto essere forte di 2.500 uomini provenienti da diversi paesi sotto il comando del Kenya e condotta in collaborazione con la polizia locale. Diversi paesi avevano promesso fondi e uomini, promesse che si sono realizzate in ritardo e molto parzialmente. Questo ha ritardato l’inizio della missione e la sua stessa efficacia ed efficienza.

Il primo contingente – 200 poliziotti mandati dal Kenya – è partito solo il 25 giugno dell’anno scorso, ben nove mesi dopo l’approvazione. In un contesto di emergenza e di crisi in peggioramento quotidiano la tempestività può fare la differenza tra successo e insuccesso dell’intervento.

Ora, dopo più di un anno dall’inizio effettivo, gli uomini dispiegati sono 991 in totale: 732 kenyani e gli altri inviati da alcuni paesi caraibici: El Salvador, Gamaica, Guatemala e Belize.

Anche i fondi, che il governo Trump ha in parte congelato, la logistica e l’equipaggiamento sono molto sottodimensionati rispetto ai bisogni. E dunque la missione non può che essere ben lontana dal raggiungere gli obiettivi posti. Anzi, dice un’analista dell’International Crisis Group, Haiti “sta raggiungendo un punto di non ritorno”.

Tuttavia la MMS continuerà almeno fine alla fine settembre in forza della risoluzione dell’ONU 2751 (2024) approvata all’unanimità. Non senza la consapevolezza dei problemi da affrontare.

Segnali di disimpegno

William Ruto, il presidente del Kenya, il paese più coinvolto e preoccupato dell’aggravarsi della situazione, in una lettera al Consiglio di sicurezza diffusa il 20 giugno, sottolinea come il contingente della MSS possa contare solo sul 30% delle capacità – finanziarie prima di tutto – programmate, e questo ha reso impossibile affrontare la situazione in modo efficace.

Perciò chiede che il Consiglio di sicurezza discuta di misure adeguate a supporto della missione mentre il suo governo è obbligato – duty bound – a ridiscutere il proprio impegno futuro e a prendere le misure ritenute necessarie.

Una chiara dichiarazione che ci potrebbe essere un disimpegno del Kenya in settembre, quando il Consiglio di sicurezza dovrà decidere sul rinnovo del mandato della MSS.

D’altra parte Ruto deve rispondere ai cittadini kenyani che non hanno mai sostenuto l’impegno del paese ad Haiti, tanto che il presidente aveva diffuso una dichiarazione per spiegarne le ragioni. Nel paese la missione è sempre sotto discussione, tanto più ora che già 3 agenti hanno perso la vita negli scontri con le gang haitiane e che gli stipendi di quelli in servizio in un ambiente tanto pericoloso sembrano essere sempre in ritardo.

L’ONU rilancia, aspettando settembre

Il Consiglio di sicurezza ha esaminato la situazione di Haiti il 14 luglio e ha approvato l’estensione del mandato dell’ufficio integrato dell’ONU nel paese, adottando all’unanimità la risoluzione 2785 (2025) in cui, tra l’altro, si dice che dovrà sostenere dal punto di vista finanziario e logistico anche la MSS.

Vedremo nelle prossime settimane se sarà sufficiente a trasformare il suo impatto, in attesa di una valutazione in vista di settembre, quando il Consiglio di sicurezza dovrà discutere del rinnovo del mandato alla missione e il governo del Kenya dovrà decidere se prolungare il suo impegno per la stabilizzazione dell’isola caraibica.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Abbonamento doppio Nigrizia e Africa