Terrorismo / Al Shabaab
Dopo l'attacco terroristico di sabato scorso a Mandera, che ha provocato 28 vittime ed è stato rivendicato da Al Shabaab, fra l'opinione pubblica montano le critiche e le proteste. Le istituzioni vengono accusate di negligenza nella lotta al terrorismo islamico.

«Signor Presidente, Al Shabaab sta devastando il Kenya già da tempo. Vogliamo vedere risultati, vogliamo vedere sicurezza». Questo è solo uno dei molti appelli, pubblicati negli ultimi giorni da cittadini kenyani nella pagina ufficiale di Facebook del presidente Uhuru Kenyatta. Tutti chiedono al governo la stessa cosa: sicurezza e risultati nella lotta al terrorismo. Richiesta ribadita anche martedì in una manifestazione indetta dalla società civile nella capitale.

Pure la stampa evidenzia come le promesse fatte finora dai responsabili della sicurezza siano state disattese. Nell’editoriale dell’edizione domenicale, il quotidiano nazionale The Standard punta il dito contro il ministro degli Interni, Joseph Ole Lenku e il capo delle forze di sicurezza, David Kimaiyo, accusati di non essere all’altezza delle loro responsabilità: «Il nostro paese non è mai stato così insicuro dai tempi dell’indipendenza» si legge.

Lo stesso giornale pubblica oggi online un articolo, in cui parla chiaramente della necessità di una drastica riforma delle forze di polizia e dell’unità anti terrorismo, che definisce «altamente discreditata, non solo per la corruzione, ma anche per le violazioni dei diritti umani compiute, tra cui anche numerose esecuzioni extra-giudiziali. Il governo, nonostante il sostegno di Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele – prosegue ancora l’articolo – ha palesemente fallito il tentativo di mettere in atto una credibile politica di contrasto al terrorismo».   

L’attacco di sabato scorso a Mandera (nel nord-est del paese, a pochi chilometri dai confine somalo ed etiopico) ha provocato 28 morti. Un gruppo armato ha fermato un autobus, ha fatto scendere i non musulmani e li ha freddati. Chi non conosceva a memoria i versi del Corano richiesti non ha avuto scampo. L’azione è stata immediatamente rivendicata con un comunicato, in cui il portavoce di Al Shabaab, Sheikh Ali Mohamut Rage, precisava che l’azione è stata compiuta «in risposta ai crimini commessi dai crociati kenyani contro i nostri confratelli musulmani a Mombasa».

Poche ore dopo il vice-presidente ha annunciato l’uccisione di oltre 100 miliziani jihadisti in due operazioni compiute dalle forze armate kenyane su altrettante postazioni di Al Shabaab in Somalia. Operazioni smentite dalla rete terroristica, evidentemente meglio preparata anche sul piano della propaganda.

«Il governo sta dimostrando di non essere all’altezza – commenta Nurehin, titolare di un negozio di ferramenta a Malindi – e ormai nessuno crede più ai suoi proclami. Dicono di aver distrutto due basi dei terroristi, ma sono solo parole, non ci sono immagini, né video che lo dimostrino. Nel frattempo, kenyani innocenti continuano a morire».

Dopo la strage di sabato la paura si fa sentire. Secondo quello che riporta il quotidiano Daily Nation, martedì centinaia di residenti di Mandera (molti dei quali immigrati da altre regioni del Kenya in questa cittadina) hanno lasciato le loro case per rifugiarsi in una vicina base dell’esercito, chiedendo anche di essere evacuati. Tutti i servizi di trasporto via terra e i tre voli civili in partenza da Mandera ogni settimana sono stati completamente prenotati, ha riportato ancora il Daily Nation. (Misna)

Di fronte a questo clima, il presidente, rientrato ieri pomeriggio da un vertice sulla sicurezza ad Abu Dhabi, tra Kenya, Emirati Arabi e Giordania, non ha però ancora reso pubblico un piano del suo governo per contrastare l’espansione del movimento jihadista nel paese. 

Nella foto in alto l’autobus della strage di sabato scorso a Mandera. (Fonte: Reuters). Sopra una mappa del Kenya dove si indica la posizione geografica di Mandera.