Kenya

L’ente del governo del Kenya deputato al coordinamento delle Ong ha annunciato che 959 organizzazioni locali potrebbero vedersi cancellata la registrazione, cioè la licenza per poter operare nel paese.

L’annuncio è stato commentato duramente dalle Ong keniane, le quali affermano che il provvedimento è in realtà un attacco alla società civile ed è segno di un aumento della repressione politica.

Fazul Mohamed Yusuf, direttore dell’ente governativo, in una conferenza stampa a Nairobi ha dichiarato che la lista delle Ong che dovranno smettere di lavorare è stata compilata dopo aver controllato i conti di 10.015 organizzazioni e aver trovato che quelli delle 959 nominate non erano in ordine, aggiungendo che non si è potuto appurare come siano stati usati parecchi milioni di dollari.  La lista sarebbe già stata inviata alle banche perché congelino i conti delle Ong in questione. Il direttore dell’ente ha inoltre dichiarato di aver spedito l’elenco anche ai dipartimenti governativi che si occupano di riciclaggio, per ulteriori accertamenti.

Ha però aggiunto che il provvedimento non ha effetto immediato. Le Ong hanno ora due settimane per adeguarsi alle leggi e ai regolamenti governativi in materia finanziaria e contabile e chiarire la loro posizione. Se non lo faranno, il provvedimento diventerà esecutivo ed irrevocabile.

Secondo Muthoni Wanyeki, direttore di Amnesty International per la regione, alcune Ong possono essere davvero non in regola o non funzionanti, ma per altre si tratta di una chiara intimidazione, e ha citato il caso di  Khrc, la Commissione per i diritti umani del Kenya. Davis Malombe, il facente funzione di direttore esecutivo di Khrc, ha dichiarato che si tratta di un attacco a chi lavora sui temi della governance nel paese. “Ci stanno sul collo per il lavoro che facciamo.” Ha inoltre aggiunto che ha saputo del provvedimento dai media, e non da una comunicazione ufficiale dell’ente governativo che l’ha disposto, e questo, a suo parere, è decisamente inaccettabile. (Irin)