Kenya

Le forze dell’ordine hanno commesso violazioni dei diritti umani e esazioni di vario genere nei confronti dei cittadini musulmani e soprattutto quelli di origine somala nel corso delle operazioni di contrasto al radicalismo islamico. A puntare il dito è la Commissione per i diritti umani del Kenya che, affiancata da Human Rights Watch ha stilato un rapporto in cui vengono denunciati abusi e mancanze da parte delle forze dell’ordine keniane.

Nel rapporto ‘Insult to Injury: The 2014 Lamu and Tana River Attacks and Kenya’s Abusive Response’, gli esperti accusano inoltre gli addetti alla sicurezza nazionale di non essere riusciti a proteggere la popolazione dagli attacchi del movimento estremista Al Shabaab, “nonostante avessero ricevuto informazioni dettagliate su tempi e luoghi degli attacchi”. L’esercito e la polizia, poi, una volta arrivati sul posto, si sarebbero lasciati andare ad azioni violente e abusi nei confronti delle comunità musulmana e somala.

Violenze e arresti arbitrari sono definiti “una prassi” dagli autori del rapporto che, tra le altre cose, cita 108 casi di arresti irregolari nessuno dei quali si è poi tradotto in condanna. “Questa situazione – osservano gli autori – ha avuto conseguenze doppiamente negative: da un lato ha determinato l’impunità per i responsabili degli attacchi, e dall’altro ha fortemente compromesso la credibilità e la fiducia nelle forze dell’ordine”.

“Credo che ad un certo punto abbiano smesso di picchiarci solo perché erano stanchi” racconta una vittima dei pestaggi, detenuto lo scorso anno dopo gli attacchi nella zona di Lamu. Attivisti ed esperti per i diritti umani hanno messo in guardia il governo di Nairobi sul fatto che prendere di mira i cittadini musulmani o la minoranza somala rischia di favorire la radicalizzazione di giovani musulmani. (Misna)