Kenya: l'ordine di Ruto alla polizia “sparate alle gambe” dei manifestanti
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Per il presidente della commissione Difesa del parlamento gli agenti devono invece “sparare per uccidere” chi attacca sedi istituzionali
Kenya: Ruto ordina alla polizia di “sparare alle gambe” dei manifestanti
11 Luglio 2025
Articolo di Redazione
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Il presidente kenyano William Ruto

Lo scontro tra manifestanti anti-governativi e politica sta assumendo toni sempre più preoccupanti in Kenya.

A sollevare sconcerto le dichiarazioni incendiarie del presidente William Ruto, che all’indomani delle proteste popolari indette in occasione del Saba Saba Day, il 7 luglio scorso – la cui repressione ha causato almeno 31 morti e 63 feriti – ha esortato le forze dell’ordine a «sparare alle gambe dei manifestanti» sorpresi a saccheggiare e vandalizzare.

«Chiunque dia fuoco alle attività commerciali dovrebbe essere colpito alle gambe in modo che possa essere portato in ospedale e poi affrontare la giustizia in tribunale. Non dovrebbe essere ucciso», ha dichiarato Ruto il 9 luglio.

Shot to kill

Una direttiva troppo morbida per il presidente della commissione Difesa dell’Assemblea Nazionale, Nelson Koech, che il giorno stesso ha alzato il tiro, invitando pubblicamente la polizia a «sparare per uccidere».

«Il presidente ha detto “sparate ma non uccidete”. Voglio ripeterlo qui: sparate per uccidere. Queste non sono persone innocenti, sono criminali che assaltano il Parlamento (in riferimento alle proteste del 25 giugno 2024, ndr) e le aziende. Dovrebbero essere trattati come terroristi», ha dichiarato Koech.

Parole che echeggiano la direttiva emanata il 26 giugno dal segretario agli Interni Kipchumba Murkomen, che ordina alla polizia di “sparare a vista” a qualsiasi manifestante che si avvicini agli agenti di polizia o ad installazioni governative.

«Abbiamo ordinato alla polizia di sparare a chiunque osi avvicinarsi a una stazione di polizia con intenti criminali», aveva annunciato Murkomen. «Non risparmiateli. A cosa servono le armi che vi sono state consegnate? Non sono giocattoli», aveva aggiunto, rivolto agli agenti.

Questo, per il funzionario governativo, sarebbe il giusto modo per impedire che persone arrestate e poi rilasciate su cauzione, tornino ad attaccare sedi delle forze dell’ordine, come accaduto lo scorso 25 giugno, durante le manifestazioni di commemorazione delle 60 vittime delle proteste del 2024. In quell’occasione i giovani uccisi furono 16.

Stato di polizia

La rabbia contro i sempre più frequenti e violenti abusi della polizia – arresti arbitrari, torture, sparizioni forzate ed esecuzioni sommarie – non ha fatto che aumentare da un anno a questa parte ed è esplosa dopo la morte in custodia di Albert Ojwang, un insegnante e blogger che aveva pubblicamente accusato di corruzione il capo della polizia.

Durante le proteste indette per l’uccisione di Ojwang, il 17 giugno, la scioccante morte di Boniface Mwangi Kariuki, un 22enne venditore di strada, freddato con un proiettile alla testa sparato a bruciapelo da un poliziotto con cui stava discutendo.   

All’opposizione, diverse personalità denunciano la deriva autoritaria dell’amministrazione Ruto e chiedono l’apertura di un dialogo nazionale.

Complotto politico?

Appelli fino ad ora caduti nel vuoto, mentre la tensione politica aumenta. Il presidente, sempre più apertamente e duramente contestato dalla popolazione, e dai giovani in particolare, si sente minacciato anche tra le mura istituzionali.

Nello stesso discorso nel quale sollecitava la polizia a «sparare alle gambe», il presidente ha anche accusato i rivali politici di tentare di rovesciare il suo governo, seminando il caos attraverso proteste sponsorizzate e richieste di cambio di regime, promettendo di «scatenare tutta la forza della legge» e di «usare qualsiasi mezzo disponibile» contro chiunque complotti per destabilizzare la sua amministrazione.

Deriva autoritaria

Intanto contro le direttive di Ruto e Murkomen si sono mobilitati esperti legali e gruppi per i diritti umani, denunciandone l’incostituzionalità e la violazione del diritto internazionale.

L’articolo 238 della Costituzione e il National Police Service Act, fanno notare, autorizzano gli agenti di polizia a usare la forza solo quando è assolutamente necessaria, proporzionata alla minaccia e impiegata come ultima risorsa.

Inoltre, ricordano che il presidente non ha l’autorità legale di emettere ordini di sparare a vista e che gli agenti che eseguono tali ordini – come fare fuoco contro saccheggiatori disarmati – possono essere ritenuti penalmente responsabili.

Insomma, in Kenya la campagna per le elezioni del 2027 sembra già cominciata. E non promette bene. (MT)

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