Kenya

Sei persone sono state arrestate in relazione alla morte dell’attivista per diritti umani Caroline Mwatha Ochieng, scomparsa il 6 febbraio e il cui corpo è stato ritrovato martedì all’obitorio di Nairobi.

La Direzione delle indagini criminali sostiene che la trentenne sia morta a causa di un’emorragia causata da un aborto. La donna, fanno sapere gli investigatori, era incinta di cinque mesi e il fidanzato, che lavora nella contea di Isiolo, le avrebbe inviato il denaro necessario per interrompere la gravidanza.

Il rapporto degli inquirenti sostiene che Caroline si sia recata in una clinica di Dandora, il New Njiru Community Center, dove il 6 febbraio avrebbe abortito. L’attivista sarebbe deceduta quel giorno nella struttura sanitaria e il giorno successivo il suo corpo sarebbe stato trasferito all’obitorio della capitale dove è stato registrato con un falso nome.

In manette sono finiti la proprietaria della clinica, suo figlio, il fidanzato, un medico, un paramedico e un autista Uber.

In Kenya l’interruzione di gravidanza è illegale e viene praticata spesso con mezzi artigianali, molto pericolosi per la salute delle donne. Statistiche governative stimano che oltre 400mila aborti vengano effettuati ogni anno e che sette donne muoiano ogni giorno per le conseguenze di aborti “casalinghi”.

Caroline Mwatha, attivista del Dandora Community Justice Centre (Dcjc), stava indagando sull’uccisione, lo scorso ottobre, di sei residenti dello slum e per questo aveva subito minacce di morte da parte di alcuni poliziotti. (The Standard)