Occhio ai numeri
Dati resi noti dallo stesso governo di Nairobi dicono che non è solo la siccità a far precipitare la situazione. Incidono molto la cattiva gestione delle risorse e il poco peso politico delle popolazioni nomadi o seminomadi.

Ieri, 8 settembre, a Nairobi, leader politici dell’Africa Orientale, rappresentanti della nazioni donatrici ed esponenti di organismi non governativi si sono riuniti per una due-giorni per discutere su come fare perché le frequenti siccità non si traducano immancabilmente in severe crisi alimentari e carestie.

I rappresentanti del governo kenyano hanno riconosciuto che «diminuzioni nelle precipitazioni conducono quasi sempre a crisi umanitarie, a causa della marginalizzazione di vaste aree del paese dove l’allevamento nomade o seminomade è la principale occupazione». Coma a dire: contro il cielo c’è poco da fare. Davvero?

Estrapolando alcuni dati dall’ultimo piano varato dal governo di Nairobi «in vista di soluzioni sostenibili», emergono invece numeri significativi che inducono a pensare che le ripetute crisi alimentari in Kenya e nel Corno d’Africa hanno anche altre ragioni, più terra-terra, riconducibili a cattiva gestione delle risorse, alla cronica disattenzione riservata ad aree ecologicamente delicate e ritenute economicamente meno redditizie.

12%: la percentuale del Prodotto interno lordo (Pil) nazionale prodotta dalle popolazioni nomadi-pastorali (contro quasi lo 0% dei sussidi governativi riservati alle aree da esse abitate);

80%: la parte del territorio nazionale giudicato arido o semiarido;

36%: il livello di scolarizzazione nelle provincie nord-orientali (contro il 93% a livello nazionale);

3,8 milioni: le persone colpite dalla siccità nelle regioni aride e semiaride;

700.000: le persone colpite in altre aree rurali e urbane del paese;

2,4%: la quota di Pil persa in seguito a una siccità;

8 milioni di dollari: le donazioni venute da cittadini kenyani per alleviare le difficoltà della crisi;

4 milioni di dollari: i soldi che spariscono nelle mani di approfittatori;

740 milioni di dollari: il costo stimato per affrontare l’attuale disastro nazionale;

173 milioni di dollari: i costi sostenuti ogni anno dal governo per operazioni di emergenza tra il 1999 e il 2010;

Meno del 10%: la percentuale delle piogge attese per la stagione umida 2011 nel nord del Kenya;

70-130%: l’aumento dei prezzi dei cereali nel paese;

175.000 tonnellate: il deficit previsto nella produzione di mais entro giugno 2012.