Kenya: il vescovo di Maralal sospende sette preti per mala condotta
Chiesa e Missione Kenya
Per rimettere ordine nella sua diocesi monsignor Hieronymus Joya ha anche imposto nuove regole restrittive per i religiosi
Kenya: il vescovo di Maralal sospende sette sacerdoti per cattiva condotta
14 Luglio 2026
Articolo di Redazione
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Il vescovo cattolico della diocesi di Maralal, contea Samburu nel Kenya centrale, Hieronymus Emusugut Joya, pastore della diocesi da quattro anni, ha promulgato il 12 luglio scorso una lettera pastorale nella quale introduce nuove norme di condotta per il clero e l’amministrazione diocesana.

La diocesi di Maralal conta circa 40 sacerdoti, al servizio di una popolazione cattolica di quasi 150mila fedeli. Tra le decisioni prese dal vescovo va sottolineata la sospensione dal servizio sacerdotale di sette sacerdoti, accusati di abuso di autorità ecclesiastica, negligenza amministrativa e cattiva gestione.

«È doloroso ammettere che da quando assunsi la responsabilità per la Chiesa di Mararal – ha scritto il vescovo – ho trovato la diocesi con molteplici problemi, ma inizialmente non trovavo persone disposte a dirmi la causa di questi problemi e come risolverli».

Da allora, tuttavia, con i suoi collaboratori, il presule ha avviato verifiche contabili in merito alle difficoltà finanziarie e amministrative che hanno portato a cambiamenti nella gestione della diocesi in tutte le parrocchie e le istituzioni, introducendo nuovi sistemi e strutture amministrative e destinando i fondi ricevuti da donatori e benefattori al pagamento dei debiti diocesani e di altri obblighi finanziari. 

Nella lettera il vescovo Joya illustra le problematiche che ha riscontrato dopo aver assunto la guida della diocesi di Maralal nell’ottobre 2022. Oltre a descrivere le difficoltà finanziarie e amministrative che hanno portato a cambiamenti nella gestione della diocesi, il vescovo ha decretato numerose norme relative alla disciplina e al ministero dei sacerdoti.

In merito alle donazioni richieste e ricevute il vescovo ha dichiarato: «Alcuni sacerdoti e laici hanno iniziato ad accusarmi di chiedere sempre soldi, di appropriarmi di scuole e attrezzature parrocchiali che appartenevano alle loro parrocchie e sostenendo che le iniziative assunte hanno inciso negativamente sul patrimonio parrocchiale».

A tali accuse il vescovo ha risposto difendendo la ricerca di fondi, e affermando che hanno permesso alla diocesi di intraprendere progetti e affrontare debiti e risolvere molte difficoltà finanziarie.

Riguardo al comportamento del clero in generale, a partire dalla menzionata sospensione dei sette sacerdoti, monsignor Joya fissa alcune direttive che sacerdoti e religiosi sono tenuti ad osservare nell’esercizio del loro ministero. Tra esse l’obbligo di rientrare nelle canoniche entro le 19, il divieto di consumare alcolici nei bar e il divieto di intestare proprietà ad amici o parenti.

Nel decretare le sospensioni, il vescovo ha scritto: “Pregate per questi nostri sacerdoti. In questo momento stanno iniziando una vita di profonda riflessione sul valore della loro vocazione e sull’importanza di lavorare per il bene comune della Chiesa”. Nel contempo, la lettera pastorale annuncia anche la nomina con effetto immediato di altri sacerdoti in sostituzione di quelli sospesi.

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