Verso il referendum sulla Costituzione
Si avvicina il giorno del referendum costituzionale in Kenya. Intanto prosegue l’aspro confronto tra le due parti e anche gli ultimi giorni della campagna referendaria sono ad alta tensione. Le autorità prendono provvedimenti per garantire sicurezza e stabilità.

Il 4 agosto in Kenya si voterà per il referendum sulla bozza della nuova Costituzione. In questi giorni, per prevenire il rischio di brogli, la Commissione elettorale sta valutando la possibilità di introdurre il voto elettronico. Adottando questo nuovo sistema i risultati verrebbero trasmessi in tempo reale attraverso i telefoni cellulari messi a disposizione dalle autorità. Già la scorsa settimana la Strategic Research ha reso noti i risultati di un sondaggio che prevedono la vittoria del “si”con il 62% dei voti.

 

I dati diffusi hanno fatto infuriare i sostenitori del”no” e in un clima di crescente tensione continuano le manifestazioni e i comizi delle due parti. Tra i contrari alla modifica della Costituzione ci sono William Ruto, ministro dell’Istruzione superiore, e l’ex-capo di stato Daniel Arap Moi. Tra i sostenitori del “si”, invece, c’è il presidente Emilio Mwai Kibaki che oggi tiene un comizio a Nyandarua.

Negli scorsi giorni il presidente della Commissione elettorale aveva riferito alla stampa la possibilità che il voto venisse rinviato a causa della mancanza di fondi, ma l’immediata smentita del governo di Nairobi ha confermato il referendum per il 4 agosto.

 

La questione della riforma della Costituzione è molto complessa e da oltre vent’anni è al centro del dibattito politico del paese. L’ultima modifica risale al 1992 ed è stata voluta dal governo di Moi per consentire lo svolgimento delle prime elezioni multipartitiche. Nel 2002 il presidente Kibaki ha proposto una più radicale riforma della Costituzione che però è stata bocciata dal referendum nel 2005. La decisione di riprendere il processo di riforma costituzionale rientra negli accordi stipulati in seguito agli scontri scoppiati dopo le presidenziali del 2007 che hanno causato più di mille morti.

 

La campagna referendaria, che si concluderà ufficialmente il 1 agosto, è segnata da tensioni e violenze. Già lo scorso 13 giugno le esplosioni di due bombe, durante un comizio per la promozione del referendum all’Uhuru Park di Nairobi, hanno provocato 5 morti e 75 feriti. La scorsa settimana tre persone sono state arrestate perché trovate in possesso di materiale esplosivo e sospettate di progettare un attentato durante un comizio per il “sì”a Mombasa. Nel corso della campagna elettorale sono stati arrestati anche due membri del parlamento e un vice ministro con l’accusa di aver pronunciato frasi d’istigazione all’odio e alla violenza. Anche Ruto è stato indagato per delle frasi d’istigazione alla violenza apparse sul suo profilo Facebook.

 

Il testo della nuova Costituzione, presentato ufficialmente il 6 maggio, è molto contestato. I rappresentanti dei vescovi non approvano gli articoli che riguardano l’aborto e il riconoscimento costituzionale dei tribunali musulmani. Secondo la chiesa keniana si potrebbero alimentare tensioni tra cristiani e islamici e si correrebbe il rischio di innescare una guerra tra religioni.

 

Le autorità garantiscono che verranno messe in campo tutte le forze necessarie a garantire la sicurezza. Saranno dispiegati più di 60mila agenti di polizia e la Commissione nazionale per la coesione e l’integrazione negli scorsi giorni ha anche messo in funzione un numero verde per segnalare eventuali rischi di violenze.