Kenya
Domani il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, comparirà davanti alla Corte Penale Internazionale. Decisione presa dopo giorni di consultazioni con la coalizione che lo sostiene, ma inevitabile. Ci andrà da semplice cittadino, perché ieri ha lasciato a sorpresa le redini presidenziali al suo vice, William Ruto.

Dopo un lungo braccio di ferro con i giudici della Corte Penale Internazionale, domani il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta comparirà davanti al tribunale dell’Aja. Vi si recherà, però, da semplice cittadino, perché ieri, davanti al parlamento riunito in seduta speciale, dopo aver pronunciato uno dei migliori discorsi della sua carriera politica, dicono i giornali keniani, ha trasferito, a sorpresa, i poteri presidenziali al suo vice, William Ruto, per altro anche lui accusato di crimini contro l’umanità per i disordini post-elettorali del 2007-2008.
La decisione di ubbidire all’ordine di comparizione era nell’aria, dal momento che i suoi legali erano già volati all’Aja, dove oggi avrebbe dovuto cominciare il processo, e dove invece si potrà solo fare il punto sul procedimento legale in corso. Il processo, infatti, è stato rimandato dal pubblico ministero, la signora Fatou Bensouda, che ha dichiarato di non avere prove sufficienti per istruire il processo, dal momento che il governo del Kenya non aveva collaborato all’inchiesta. Ha però anche sottolineato che il procedimento contro Kenyatta sarebbe proseguito, con il tentativo di risalire alle sue responsabilità attraverso l’analisi delle sue transazioni finanziarie.
Oggi dovrà comparire davanti al tribunale dell’Aja il procuratore generale keniano, Githu Muigai, per discutere dello stato della cooperazione tra il pubblico ministero e il governo del Kenya. Domani sarà il turno del parlamentare, per il momento non presidente, Kenyatta. Se avesse deciso di non rispondere all’ordine di comparizione, la corte avrebbe potuto emettere un ordine di arresto, mettendolo nella difficile condizione in cui si trova il presidente del Sudan, Omar Al Bashir, che non può muoversi e partecipare liberamente ai consessi internazionali dove sarebbe richiesta la sua presenza.
Kenyatta è arrivato alla difficile, ma inevitabile, decisione, dopo giorni di frenetica consultazione con i membri della coalizione che lo sostiene, con i consiglieri politici personali e con i leader del suo gruppo etnico, i kikuyu. Domenica in molte chiese si è pregato per lui perché sentisse l’appoggio del suo popolo, che ormai, tuttavia, gli mandava a dire che era necessario presentarsi davanti al tribunale e togliere il paese dall’impaccio internazionale in cui si trovava.
Nessuno, però, si aspettava che avrebbe rinunciato, seppur temporaneamente, alle sue prerogative presidenziali. Un colpo da maestro, seppur formale e limitato nel tempo.

Nella foto sopra: il presidente kenyota, Uhuru Kenyatta, in Parlamento a Nairobi durante una seduta il 16 aprile 2013. (Fonte: Noor Khamis/Courtesy Reuters)