Botswana al voto
A Gaborone è iniziata la campagna elettorale per le presidenziali del prossimo 24 ottobre. Molti i nodi da sciogliere, dalla lotta alla povertà fino alla battaglia contro l'Aids .

Il Botswana si appresta ad andare alle urne, il 24 ottobre, per le elezioni generali. Il clima si sta arroventando nonostante il paese abbia vissuto dall’indipendenza in poi una stabilità politica e una crescita economica senza pari in Africa. Molte accuse roventi sono state mosse dall’opposizione e dai candidati indipendenti al presidente uscente, Ian Khama, che ricandiderà il suo partito, il Botswana democratic Party (Btp), al governo del paese, e parlano di corruzione. Accuse, come ovvio, prontamente rimandate al mittente. «Solo in Botswana – ha detto Khama durante una tribuna elettorale – ci sono un ministero e un giudice dell’alta corte dedicati a questioni legate alla corruzione non ché inquirenti specializzati in questi casi. Il Botswana è il primo paese in Africa nella lista globale di quelli con minore livello di corruzione».

Nell’ultimo rapporto (2013) di Transparency International, il Botswana figura tra i 30 paesi meno corrotti al mondo. Il rispetto del diritto è, infatti, garantito da un sistema giuridico indipendente che è in grado di prevenire la concentrazione del potere politico e l’oppressione delle minoranze (anche se con alcune lacune). E questo è senza dubbio un successo per il paese dell’Africa australe che vive, di fatto, solo grazie ai diamanti.

Khama, inoltre, teme che una sconfitta del suo partito alle prossime elezioni possa portare a un suo arresto e per questo si dice “molto preoccupato”. Ma queste, forse, sono solo schermaglie da campagna elettorale. Di sicuro, fino ad ora, il passaggio di poteri è sempre stato incruento e democratico, caso raro in un continente dove i passaggi di potere sono spesso accompagnati da colpi di stato, guerre, o da manipolazioni delle carte costituzionali per consentire al despota di turno di rimanere al potere come se fosse un re investito da una potere divino.

La stabilità politica e il passaggio di poteri in modo democratico ha consentito al Botswana di essere classificato come middle income country, con un Pil pro capite che sfiora i 15mila dollari, paese che, dopo l’indipendenza, era considerato come uno dei più poveri al mondo.

La fortuna di questa nazione sta tutta nello sfruttamento delle risorse minerarie, in particolare i diamanti che rappresentano il 40 per cento del Pil nazionale, poi viene il turismo con il 10 per cento. I profitti, dunque, sono enormi e le classi dirigenti, che si sono succedute al potere, hanno saputo destinarli allo sviluppo economico del paese, che ora punta a una diversificazione dell’economia, e in parte reinvestendoli per garantire l’accesso alla popolazione ai servizi sanitari di base e all’istruzione gratuita. Il Botswana rappresenta un’eccezione in Africa. Basti pensare a paesi come la Repubblica democratica del Congo, la Nigeria, la Sierra Leone o l’Angola, altrettanto ricchi, forse ancora più ricchi, dove  l’enorme quantità di risorse ha rappresentato, e rappresenta una condanna piuttosto che un motivo di prosperità. Paesi, questi ultimi, che hanno vissuto conflitti cruenti proprio per il controllo delle risorse.

Se il Botswana può essere preso a modello e pur vero che rimangono delle criticità. Non ultima la prevalenza al potere dello stesso partito, il Btp, sin dall’indipendenza indica una debolezza della democrazia interna che diventa freno per lo sviluppo. Non solo. Una delle sfide più importanti è quella di allargare la fascia di persone che traggono beneficio dall’economia del paese. Un terzo della popolazione, secondo alcune stime, altre parlano del 40 per cento, vive sotto la soglia di povertà, con una tasso di disoccupazione elevatissimo. Accanto a questo, ed è un’altra sfida che il paese deve vincere, è l’incidenza dell’Aids sulla popolazione: un adulto su quattro ne è affetto, e il Botswana è secondo al mondo sorpassato soltanto dal Swaziland. Un piaga, questa, dalle enormi conseguenze sociali. Alta mortalità, basso incremento della popolazione, forte assenteismo sul lavoro. Tutto ciò nonostante gli sforzi del paese nel garantire farmaci gratuiti ai malati di Aids. Un paese, dunque, con enormi potenzialità tutte da sondare.