Sudan, nuove tensioni
Molti giovani sud-sudanesi vengono sequestrati nelle Università, in strada o anche a casa loro da milizie nuer e portati in almeno 3 campi di addestramento intorno alla capitale. Lo scopo è di addestrarli per nuovi conflitti nel Sud contro l’odiato governo denka di Juba. La denuncia ufficiale del governo sud-sudanese.

Non solo in Darfur. Ora anche a Khartoum, capitale del Sudan, è esploso il fenomeno dei rapimenti. Si sospetta per fini politici. Opera, soprattutto, di milizie nuer, gruppo etnico sud-sudanese, rimaste nel nord perché in profondo disaccordo con il governo di Juba, considerato il cuore dell’impero denka.

Milizie che stanno reclutando, spesso con la forza, molti giovani sud-sudanesi per addestrarli e renderli operativi per possibili nuovi conflitti in Sud Sudan. Sequestri che avvengono nelle Università, nelle strade, e perfino nelle abitazioni di alcuni dei 700 mila sud sudanesi (dati Acnur) rimasti nel Nord anche dopo la proclamazione di indipendenza del Sud (9 luglio 2011).

 

Attorno a Khartoum, secondo le prime indiscrezioni, ci sarebbero almeno tre campi di addestramento utilizzati dagli oppositori di Salva Kiir, il presidente del nuovo stato.

Sequestrano persone e anche autoveicoli targati o riconoscibili come appartenenti al Sud Sudan. Rapiscono anche personale sudista semplicemente per punire chi lavora con Juba.

È quello che è successo, ad esempio il fine settimana scorso, quando una vettura con a bordo un missionario comboniano, un dipendente del Comboni College e la responsabile dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole governative, è stata affiancata mentre era diretta a Omdurman.

Dalla Toyota dai vetri oscurati, che seguiva la vettura sudista, sono usciti alcuni giovani armati di bastoni che hanno obbligato i tre a scendere dall’auto. Li hanno condotti in uno dei campi di addestramento, dove sono stati incatenati, picchiati (soprattutto la donna) e lasciati a dormire per terra. L’obiettivo, in questo caso, era anche far prendere paura alla direttrice cattolica dei corsi serali, incaricata, insieme ad altri, di predisporre la nuova ambasciata del Sud Sudan a Khartoum. Sono stati tenuti segregati per tre giorni. E liberati solo dietro compenso in denaro.

Queste azioni avvengono alla luce del sole e si sospetta con l’appoggio o, comunque, la tolleranza di polizia, security e governo di Khartoum, che trae, come sempre, giovamento da gruppi che hanno come obiettivo destabilizzare il fragile equilibrio del neonato stato.

A denunciare la pratica dei sequestri di giovani sudisti nel Nord è stato anche monsignor Roko Taban, amministratore apostolico della diocesi di Malakal. All’agenzia Misna ha citato il caso del figlio del ministro dell’istruzione dello stato del Nilo Superiore, tornato a Malakal alcuni giorni dopo il sequestro in circostanze tutte da capire. Anche tre studenti all’Università di Khartoum sarebbero riusciti a far ritorno a Malakal dopo essere stati tenuti in ostaggio vari giorni.

E che la situazione stia diventando esplosiva lo dimostra pure la presa di posizione del GoSS, il governo del Sud Sudan, che ha convocato ufficialmente, mercoledì 22 dicembre, un diplomatico nordista a Juba per protestare contro la pratica dei sequestri di persone e beni del Sud a Khartoum. Si apre così, di fatto, l’ennesima crisi diplomatica tra i due stati.

Focolai di tensione che si accendono nei due paesi infuocati dalle continue guerriglie. Il Nord deve fronteggiare le ribellioni in Sud Kordofan, nel Nilo Azzurro e nell’incancrenito e irrisolto rebus darfuriano. Il Sud pullula di milizie, alcune delle quali armate e pagate da Khartoum, che creano morte e disordini.

L’uccisione nella Contea di Morobo, nello stato dell’Equatoria Centrale, il 19 dicembre scorso, di George Athor Deng, ex generale dell’Spla passato a combattere Juba dopo non aver accettato la sua sconfitta a governatore dello stato di Jonglei, rischia di provocare ulteriori gravi ripercussioni per la stabilità del Sud e problemi diplomatici coi vicini.

 

Il Movimento/Esercito democratico del Sud Sudan (Ssdm/a) ha accusato l’Uganda di essere la vera responsabile della morte del loro leader Athor e di aver inscenato la sua morte in Sud Sudan con la complicità del governo locale. Nel comunicato dell’Ssdm/a si minaccia di ritorsioni l’Uganda.

Contesti di crisi che vanno a sommarsi a una situazione sociale disastrosa. Le Nazioni Unite hanno annunciato che il Sudan necessita di oltre un miliardo di dollari per la realizzazione di progetti umanitari e per la ripresa dell’economia nelle regioni del Darfur, Nilo Azzurro, Sud Kordofan e nella parte orientale del paese.

Mentre il Programma alimentare mondiale dell’Onu (Wfp) ha lanciato l’allarme: oltre 2,5 milioni di persone nel Sud Sudan hanno bisogno di assistenza a causa del mancato raccolto e dell’instabilità dei mercati.

Guerra. Fame. Povertà. Le parole più citate da troppo tempo nei vocabolari del Nord e del Sud Sudan.