Un progetto controcorrente
Proprio mentre l'Europa in questi giorni sta dimostrando ancora una volta di portare avanti una politica di "chiusura" nei confronti dei migranti, parte il progetto "Integrazione Clandestina", che va in controtendenza e cerca di promuovere lo scambio e il dialogo interculturale tra la sponda nord e sud del Mediterraneo.

Spagna, Marocco, Tunisia, Sicilia e Sardegna: questo il programma di viaggio della “Pacchia”, una barca a vela che vuole sfidare la chiusura e la burocrazia dei confini, per ridare al Mediterraneo la sua vocazione di spazio di libertà, incontro e condivisione.  

Proprio nei giorni in cui l’Europa si dimostra per l’ennesima volta una “fortezza”, e blocca centinaia di migranti alle frontiere, questa piccola imbarcazione inizia a solcare il mare, in un’avventura che durerà 2 mesi e mezzo e circa 1300 miglia. La Pacchia è partita il 12 giugno da Cartagena in Spagna, ma l’inaugurazione ufficiale del progetto, che si chiama Clandestine Integration, avverrà il 19 giugno a Siviglia, al termine di una giornata di convegno e dibattito sul tema dell’immigrazione.

Gabriele di Pasquale, il capitano, sarà l’unica costante per tutto l’itinerario, mentre gli altri 3 componenti dell’equipaggio cambieranno ad ogni tappa. «Ogni tratta dura circa due settimane, poi si fa scalo e salgono altre persone; abbiamo cercato di avere sempre a bordo due africani e due europei» spiega Maria Vittoria Pericu, una delle organizzatrici del progetto Clandestine Integration.

A bordo della Pacchia saliranno quindi tre italiani, una spagnola, un polacco, un egiziano, un eritreo, due algerini, una tunisina. Sono giornalisti, blogger, disegnatori, antropologi; oltre a condividere l’esperienza del viaggio dovranno raccontare il loro incontro in un’opera letteraria ed artistica scritta a tante mani, un diario di bordo che farà emergere la bellezza e la difficoltà del confronto tra caratteri, sessi, lingue e culture diverse.

La barca a vela è il mezzo che più di tutti permette di mettersi in comunicazione con i ritmi naturali del mare; forse il vento e le maree ritarderanno di qualche giorno la riuscita del viaggio, ma gli spazi contenuti della Pacchia di certo favoriranno le relazioni tra i membri dell’equipaggio.

«Il mare non può e non deve essere soggetto alla burocrazia, così come un Paese non ha il diritto di fermare il viaggio in mare, né di rivendicare il mare come proprio territorio», afferma Mina, egiziano del Cairo che affronterà la prima tappa «I popoli hanno vissuto, collaborato e convissuto a lungo prima che esistessero le frontiere e i passaporti, e tutti questi tentativi di controllo».

A Tangeri, Tunisi, Mazara del Vallo, Cabras, gli equipaggi incontreranno le comunità locali, per raccontare la loro esperienza e dimostrare che l’integrazione, intesa come capacità di accettarsi e rispettarsi, è possibile. Purtroppo anche la Pacchia ha già dovuto scontrarsi con le difficoltà burocratiche: l’Algeria non ha permesso i visti ai suoi membri, costringendo l’organizzazione a modificare il percorso. Ma questi ostacoli non hanno demoralizzato la truppa, come conferma Marcin, dalla Polonia alla Pacchia per la prima tappa del viaggio: «Il mare Mediterraneo divide Africa ed Europa, ma spero che i nostri equipaggi comuni possano dimostrare che può anche metterci in contatto, in un modo davvero unico».

Si può seguire il viaggio della Pacchia sia su Facebook che su Twitter

Sotto il video del progetto di Clandestine Integration.