Calcio / Coppa d’Africa delle Nazioni
Grande attesa per l’avvio del torneo a squadre continentale la cui 32esima edizione, ospitata dall’Egitto, promette spettacolo con alcune importanti novità.

La sera di venerdì 21 giugno allo Stadio Internazionale del Cairo, in una capitale egiziana ancora profondamente scossa dalla notizia della morte dell’ex presidente Mohamed Morsi, verrà tolto il velo alla trentaduesima edizione della Coppa d’Africa delle Nazioni (CAN2019).

Quella ormai alle porte, dirottata in corsa all’Egitto dopo la revoca dell’assegnazione al Camerun per motivi logistici e di sicurezza, sarà una Coppa d’Africa all’insegna delle novità, sia temporali che organizzative: per la prima volta, infatti, ai nastri di partenza della manifestazione ci saranno 24 squadre, ben 8 in più rispetto al recente passato.

Altro inedito: il torneo andrà in scena in estate, al termine della stagione calcistica, anziché nell’inverno boreale come invece era accaduto fino a due anni fa. Una scelta, questa, non priva di polemiche: «Sarà praticamente impossibile rendere al massimo per via del caldo e dell’umidità», si è lamentato Djamel Belmadi, il selezionatore dell’Algeria.

Un problema con cui dovranno fare i conti tutti, compresi i padroni i casa, trascinati dal neocampione d’Europa Mohamed Salah. Per metabolizzare la delusione dell’ultima finale persa con il Camerun, i Faraoni si sono separati dall’argentino Héctor Cúper, affidando il timone al messicano Javier Aguirre: «Vogliamo giocare un calcio propositivo», dichiarava il giorno della presentazione.

I Faraoni sono una delle favorite al successo finale, ma la concorrenza non manca: dalla prima fila, infatti, scattano anche il Marocco dello stratega francese Hervé Renard, già due volte campione d’Africa in passato con Costa d’Avorio e Zambia, e il Senegal di Aliou Cissé, desideroso di capitalizzare con un trionfo la generazione dorata dei Leoni della Teranga capitanata dal fuoriclasse del Liverpool Sadio Mané.

Più defilate invece la Nigeria, nonostante il tecnico Gernoth Rohr abbia spalancato le braccia al ritorno del capitano John Obi Mikel, ma soprattutto il Camerun. I campioni in carica non solo non sembrano aver ancora metabolizzato la filosofia di calcio di Clarence Seedorf, sbarcato a Yaoundé lo scorso autunno per ricostruire i Leoni Indomabili dalle macerie lasciate dalla mancata qualificazione ai mondiali, ma arriveranno in Egitto decimati da infortuni e scelte opinabili, come quella di non prendere in considerazione i calciatori del campionato cinese, solo parzialmente rivista in corso d’opera: i postumi di un infortunio al ginocchio, ad esempio, hanno costretto ai box Vincent Aboubakar, il match-winner della finale di due anni fa con l’Egitto.

Potranno dire la loro anche la Costa d’Avorio e il Ghana del veterano Asamoah Gyan, sul punto di dire addio alla nazionale dopo che l’allenatore Appiah gli aveva tolto la fascia da capitano, ma convinto a restare in gruppo da una telefonata del presidente Nana Akufo-Addo in persona: «Non posso ignorare un desiderio del presidente», ha tranquillizzato tutti l’ex bomber dell’Udinese.

Infine, guai a sottovalutare Burundi, Madagascar e Mauritania, le tre matricole di questa edizione, volate in Egitto con l’intenzione di continuare a stupire. Delle tre, il Madagascar sembra quella con più chance di fare strada: «Vogliamo essere la sorpresa del torneo», ha chiarito l’allenatore francese Nicolas Dupuis, lanciando un messaggio alle avversarie.