L’Africa a Guangzhou
I più numerosi sono i nigeriani, ma non mancano maliani, congolesi, ghaneani, senegalesi. Vivono di commerci e sono intorno a 20mila i residenti nella capitale della provincia di Guangdong, dove si produce di tutto a basso costo.

Pechino rappresenta per l’Africa il primo partner commerciale con 200 miliardi di dollari di importazioni, soprattutto materie prime, 2mila aziende cinesi e un milione di expat, cioè di cittadini cinesi presenti sul territorio africano. Più modesta e sconosciuta la presenza africana nella repubblica popolare cinese.

A partire dagli anni Novanta, migliaia di commercianti e intermediari africani, provenienti in gran parte dall’Africa occidentale, sono sbarcati nella provincia meridionale di Guangdong e si sono stabiliti nella capitale Guangzhou (13 milioni di abitanti), con la vicina Shenzhen, uno dei principali poli manifatturieri della Repubblica popolare cinese. Molti vivono intorno a Baohan Straight street, un’area abitata da musulmani cinesi, oppure anella zona del mercato di Canaan. Trattano acquisti all’ingrosso di jeans, cellulari, elettrodomestici, giocattoli, griffe false, tutto quello che il made in China offre a basso costo, per rivenderli poi nei paesi di origine.

Un andirivieni continuo che rende difficile quantificare la loro presenza: solo nell’ottobre 2014 –sollecitate dallo scatenarsi di Ebola e dall’allarme diffuso dalla diceria che fossero mezzo milione di abitanti di “little Africa” – le autorità amministrative hanno rilasciato un dato ufficiale: 16mila africani residenti nell’ex Canton, ma la stima che più ricorre sulla stampa è di 20 mila residenti.

Nei primi nove mesi 2014 all’aeroporto di Guangzhou sono stati registrati 413 mila passaggi – fra ingressi e uscite – di cittadini africani. Il visto concesso è di norma di 30 giorni, troppo pochi per completare un business, e questo genera la falsificazione di documenti e tensioni con la polizia locale per i controlli. Ci sono stati alcuni incidenti e il più grave, la morte in carcere nel giugno 2012 di un nigeriano, aveva suscitato ampie proteste e accuse di xenofobia ai poliziotti.

Il problema dei visti e l’incertezza sul loro rinnovo sono le principali difficoltà secondo Ojukwu Emma, presidente della comunità nigeriana, la più numerosa con 2.500 membri.

I nigeriani sono la nazione più rappresentata, tanto da destare l’interesse della scrittrice Noo Saro-Wiwa, nata a Port Hancourt e cresciuta in Inghilterra, che nei prossimi mesi visiterà Guangzhou per farne l’oggetto di un futuro romanzo. Seguono maliani, congolesi, ghaneani, senegalesi.

Roberto Castillo, ricercatore all’università di Hong Kong, ha indagato sulle diverse tipologie di residenza e sulla precarietà degli africani di “Chocolate City” (come viene chiamata Guangzhou), nel suo sito Africans in China esamina il fenomeno sotto diverse angolature.

Non mancano naturalmente matrimoni misti ben riusciti e alcune imprese africane che si sono affermate e che danno lavoro ai locali.