CAN 2019 / Calciatori carismatici
Non solo i grandi campioni. Spesso la Coppa d’Africa delle Nazioni, più di ogni altra competizione, è stato il palcoscenico preferito di giovani in rampa di lancio, veterani all’ultimo giro di giostra o anche carneadi in cerca d’autore. Noi ne abbiamo selezionati cinque, tra i più affascinanti di questa edizione.

Baghdad Bounedjah – Algeria
La storia di Bounedjah è quella di un bomber esploso tardi. La sua escalation è stata travolgente: fino a 19 anni, Bounedjah giocava nella quinta serie algerina. Adesso, invece, è il punto di riferimento offensivo della nazionale, di cui è diventato l’undicesimo miglior marcatore della storia. Il curriculum, nel frattempo, è lievitato: negli ultimi tempi, tra le altre cose, Bounedjah si è tolto lo sfizio di mettersi dietro a due mostri sacri come Messi e Cristiano Ronaldo nella classifica dei migliori marcatori dell’anno solare 2018.

Saido Berahino – Burundi
La biografia di Berahino è lo specchio della cruenta stagione della guerra civile burundese. Quando aveva quattro anni gli ha portato via il padre, una delle duecentocinquantamila vittime del conflitto; mentre a dieci anni era già nel Regno Unito, dove gli hanno riconosciuto lo status di rifugiato. L’attaccante attualmente in forza allo Stoke City ha collezionato 47 presenze con addosso la maglia dei Tre Leoni, ricevendo anche una convocazione dalla nazionale maggiore, ma senza poi effettivamente scendere in campo. Un non impiego decisivo. È stato proprio questo, infatti, a permettergli, nel 2018, in conformità con i regolamenti internazionali, di chiedere e ottenere dalla FIFA il cambio della nazionalità sportiva, abbracciando così la causa del Burundi.

Kenneth Omeruo – Nigeria
Acquistato dal Chelsea nel 2012, titolare un anno più tardi nella trionfale finale di Coppa d’Africa vinta con il Burkina Faso, ad un certo punto la carriera di Omeruo sembrava in rampa di lancio, ma era solo un’illusione: il difensore nigeriano non si è mai adattato veramente al calcio europeo, finendo per perdere anche una maglia da titolare in nazionale. Oggi se l’è ripresa a suon di prestazioni, tirando giù l’Oyinbo Wall, com’è chiamata in patria – prendendo in prestito un termine locale usato per indicare i bianchi – la coppia difensiva composta dai due meticci Troost-Ekong e Balogun, che negli ultimi anni gli avevano soffiato il posto.   

Michael Olunga – Kenya
È stato lui, con una doppietta, a regalare la vittoria al Kenya nell’attesissimo derby dell’Africa Orientale con la Tanzania. Sbocciato nella Liberty Sports Academy, Olunga ha saputo conciliare il calcio con lo stadio, tanto da laurearsi all’Università Tecnica di Nairobi, guadagnandosi il soprannome di “ingegnere”. Un esilarante aneddoto lo conferma. Una volta Raila Odinga, uno dei politici più in vista del Kenya, aveva organizzato un banchetto nella sua villa, invitando tutta la squadra del Gor Mahia, la più blasonata del paese, di cui è tifoso. Lo stesso giorno, però, Olunga doveva affrontare un esame universitario. L’attaccante non ha avuto dubbi: «Puoi indovinare cosa scelsi di fare. Gli esami erano la mia priorità», ha ricordato scherzando.

Saturnin Allagbé – Benin
Se il Benin ha stupito tutti, raggiungendo per la prima volta i quarti di finale, è in gran parte merito suo. Saturnin Allagbé, portiere di discreto livello nelle minors francesi, non era neanche il titolare degli Scoiattoli, ma l’infortunio di Fabien Farnolle gli ha spalancato la strada verso la gloria. La serata magica l’ha vissuta negli ottavi di finale con il Marocco, quando un suo miracolo ha sventato la trasformazione di En-Nesyri, permettendo al Benin di trionfare alla lotteria dei calci di rigore. La ricompensa non si è fatta attendere: il patron di Real Estate Benin, Edgar Guidigbi, gli ha regalato appezzamenti di terreno per un valore di 2 milioni di franchi CFA, vale a dire circa 3 mila euro.

Nella foto l’attaccante algerino Baghdad Bounedjah.