ECONOMIA IN BIANCO E NERO – DICEMBRE 2017
Riccardo Barlaam

La corruzione è uno dei mali più nocivi per il bene comune. È la tentazione del denaro, che porta con sé l’attitudine a “la strada più veloce” per arrivare a un risultato. Leggasi: tangente.

In Arabia Saudita, sullo sfondo dei miliardi facili dei petrodollari, sono state arrestate più di 200 persone, élite politica e economica. L’accusa parla di almeno 100 miliardi di dollari che hanno alimentato negli ultimi decenni la corruzione. Soldi che aiutavano a concludere contratti e strette di mano. Oro, marmi, grandi alberghi e meeting internazionali.

In Sudafrica è scoppiato uno scandalo che ha toccato da vicino il presidente, già chiacchieratissimo sul tema delle corruttele, Jacob Zuma, uomo abile e spietato che con Mandela ha in comune solo il colore della pelle. Si è scoperto che i tre fratelli indiani Gunpta, con la banca inglese Hsbc a sostenerli, si sono arricchiti con gli appalti, creando un impero economico che ora ha lasciato decine di migliaia di persone senza lavoro.

In Nigeria, il presidente Muhammadu Buhari nel 2015 aveva vinto le elezioni promettendo lotta senza quartiere alla corruzione nel paese primo produttore di petrolio del continente. Buhari, dopo aver fatto eseguire indagini, ha licenziato il potente segretario del governo David Lawal e il direttore generale dei servizi segreti (Nia) Ayo Oke. Per «violazione di leggi nella stipula di contratti milionari» con le multinazionali petrolifere. Il capo della Nia con il suo stipendio di funzionario pubblico è riuscito ad acquistare, in contanti, una villa da 38 milioni di dollari.

La Nigeria potrebbe essere ricchissima grazie ai proventi delle sue risorse naturali. Invece ha appena emesso 5,5 miliardi di bond governativi per non andare in default e riuscire a rifinanziare il pagamento degli interessi sul debito pubblico che è raddoppiato negli ultimi anni. Mentre la moneta locale, il naira, continua a indebolirsi rispetto al dollaro e i rendimenti dei bond salgono assieme al rischio paese. E ancora: il costo della vita alle stelle, il terrorismo che si alimenta con la povertà e la gente che sogna di scappare in Occidente per cercare un futuro.

Il costo della corruzione è decisamente più elevato della tangente pagata al potente di turno.

Muhammadu Buhari
74 anni, musulmano, già al potere con un colpo di stato tra il 1983 e il 1985, sta provando a smantellare le filiere corruttive che hanno intaccato ogni settore produttivo e la pubblica amministrazione. Quest’anno si è recato più volte a Londra per sottoporsi a cure mediche.