Da Nigrizia mensile di giugno 2009
L’editoriale di Nigrizia di giugno attacca il “pacchetto sicurezza” e la visione dell’immigrazione che la politica ci propone. E che il cattolico medio si beve, senza farsi tante domande. Ma nel nuovo numero si discute anche di altro: ce ne parla il direttore di Nigrizia, Franco Moretti .

Che cosa vuoi che importi all’italiano cattolico medio di quello che avviene sul serio in giro per il mondo? Non gliene importa nulla. Anzi, meno di nulla, specie in questi tempi di crisi economica. E anche se gliene importasse, basta assestargli tre, quattro manganellate mediatiche e il gioco è fatto.

Dev’essere da questi presupposti che sono partiti i nostri governanti – il governo Berlusconi, giusto per intendersi – nell’apprestarsi a varare il “pacchetto sicurezza”, tutto incentrato su una visione apocalittica dell’immigrazione e delle sue conseguenze sul suolo italico, sul reato di clandestinità e sulla scommessa che battere il tasto della paura gioverà al consenso elettorale (alle europee e alle amministrative). Infatti, un costituzionalista arguto come Valerio Onida ha scritto che del nuovo reato resta solo «un effetto annuncio, non già nei confronti degli stranieri, ma nei confronti degli elettori».

E, quindi, via con la sarabanda dei respingimenti dei barconi carichi di migranti, senza diritti, sulle accoglienti spiagge libiche. Via con gli insulti all’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (che non sarà il massimo dell’organizzazione, ma certo non è «disumana e criminale», come nella definizione inquietante, per lui, del ministro della difesa, Ignazio La Russa). Via con la presa di distanza del ministro dell’interno, Roberto Maroni, da ogni ipotesi di Italia multietnica; presa di distanza subito sostenuta dal presidente del consiglio.

La Conferenza episcopale italiana ha già bocciato l’impianto del pacchetto sicurezza. Di più. Attraverso il suo segretario generale, mons. Mariano Crociata, ha ricordato che l’Italia multietnica e multiculturale è un valore e, di fatto, già esiste. E non è male ricordare che mons. Giovanni Nervo, fondatore della Caritas italiana (e a cui Nigrizia fa gli auguri per i suoi 90 anni), ha fatto questa istantanea del fenomeno migrazioni: «Una mucca europea gode di due dollari e mezzo al giorno di contributi, mentre due miliardi e mezzo di persone hanno meno di due dollari al giorno per vivere. È questa la ragione per cui gli immigrati vengono a bussare da noi. È un problema mondiale che non si può ignorare e non si può ridurre solo a una questione di sicurezza per avere i voti della gente. È ovvio che, se facciamo crescere la gente con la paura, alla fine è questo che chiede».

Una deriva che non ha più argini. A Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, un’azienda, la Global Garden (quella che, per prima, aveva riservato al suo interno uno spazio per la preghiera islamica), ha dato il “la” a un’innovazione pericolosa in sé e ancor di più se esportata fuori dai suoi capannoni: il licenziamento deciso per discriminazione razziale. L’azienda ha fatto sapere ai suoi dipendenti con contratto a tempo pieno che non poteva assumere i “terministi”, quelli che, a norma di legge, dopo 36 mesi di contratti a termine avevano diritto all’assunzione a tempo indeterminato. «O voi o loro», ha detto ai garantiti. Così, in quell’azienda sono stati mandati via i precari del Senegal, della Tunisia, del Ghana e del Marocco. Tutti operai che avevano maturato diritti. L’apartheid in fabbrica. Con i poveri che si mettono contro i poveri, dando sostanza alla locuzione latina: mors tua, vita mea.

Tutti tabù, soprattutto quelli che hanno rappresentato una parte importante della nostra civilizzazione, vengono violati. In una scuola di Pessano con Bornago, nel milanese, sono stati lasciati a digiuno 22 ragazzini, quasi tutti figli di immigrati, perché le famiglie erano da qualche mese morose nel pagamento delle rette. A Massa, la destra ha organizzato una serie di ronde battezzate “Sss” (Soccorso sicurezza sociale), con chiara evocazione nazista. E via raccontando…

Il governo, con la complicità dei media, rende plausibile ogni cosa e ridicolizza chi si scandalizza invano. Ci vogliono far creder che l’improbabile linea Maginot sulle coste libiche sarà in grado di arginare la fame dei poveri. Quando, invece, a Roma sanno benissimo che chi scappa dalla miseria più nera troverà altri porti da cui partire e a cui approdare, come quelli algerini e quelli sardi, ad esempio. Ci vogliono far credere che è possibile controllare i flussi migratori in presenza di un’abissale, crescente differenza fra il mondo dei ricchi e il mondo dei poveri.

L’ipnosi profonda in cui siamo sprofondati, il buio della ragione che ha azzerato le nostre difese civiche e del buon senso, ci stanno trasformando in untori fanatici. In creduloni spaventati, che accettano come verità le più paradossali fesserie. Come quelle raccontate dal premier, per il quale nei barconi che attraversano il Mediterraneo vi sono prevalentemente “criminali”.

Giuliano Ferrara accusa gli “umanitari” di farla facile. E di crogiolarsi nella solita idea dell’Africa di povericristi, sprofondati nell’inferno. Il problema, afferma il giornalista, è che quando si è tentato di portare la democrazia in quei paesi, forzando anche il corso della storia, gli umanitari e la chiesa si sono opposti. La sorte ha voluto che, proprio il giorno in cui è uscito l’editoriale dell’elefantino sul Foglio, è stato reso pubblico il rapporto del Sipri di Stoccolma, che denuncia come gli aiuti dell’Occidente all’Africa viaggiano spesso con i carichi di armi. Sugli stessi aerei. È questo il contenuto della democrazia da esportare?

(L’intervista, realizzata da Michela Trevisan, è tratta dal programma radiofonico Focus)