IO NON SONO RAZZISTA MA – DICEMBRE 2018
Marco Aime

Nel leggerlo, si prova quasi una sofferenza tanto è profondo e acuto. Ma aiuta a capire cosa siamo diventati e come siamo arrivati a essere così. Partendo dal caso di Luca Traini, il neofascista di Macerata che, per vendicare una ragazza uccisa da un nigeriano, sparò a nove neri, Ezio Mauro nel suo L’uomo bianco analizza le sue e le nostre paure, il suo e il nostro isolamento, facendoci intuire quanto sia esile la linea che divide il cittadino “normale” dal vendicatore solitario.

La globalizzazione, la riduzione del welfare e la perdita delle sicurezze su cui il nord del mondo aveva contato per decenni, i risparmi bruciati dalla crisi finanziaria del 2008, infine l’immigrazione, spesso travisata dai populisti, hanno allontanato i cittadini dai governi e dagli organismi internazionali.

Privato delle narrazioni unitarie che potevano accomunarlo ad altri sulla base di valori e ideali, reso sempre più individualista da un modello consumistico edonista, il cittadino postmoderno è sempre più solo, solitario e rabbioso. Si limita a chiedere ciò a cui pensa di avere diritto in un mondo sempre più incontrollabile. E addossa ogni responsabilità a chi fino a ieri ha governato: l’élite, la casta, la politica in generale. Ezio Mauro: «Qui scatta la molla populista, che unisce l’uomo solo alla nuova predicazione universale, che parla di protezione e di ribellione». Infatti i populisti non hanno un vero progetto per risolvere i problemi, ma intercettano quell’immaginario rancoroso che cerca una sorta di vendetta. E il nemico è l’uomo nero, lo straniero, il diverso.

Non a caso dalle retoriche populiste emerge sempre un mondo “prima” completamente sbagliato, da rigettare; tutto deve essere “nuovo”, “diverso”, tutto deve “cambiare”. «Noi non siamo né di destra né di sinistra» è segno della volontà di volersi disconnettere dalla storia, chiamarsi fuori. Si afferma che non esiste né un prima (non si fa riferimento al passato) né un dopo (non c’è un vero progetto di società, tutto viene deciso in divenire, sulla base dei sondaggi). Zygmunt Bauman, nel denunciare una perdita del senso di comunità, afferma che oggi «nulla dura abbastanza a lungo da essere pienamente acquisito». Così, disancorati da tutto, si va alla deriva.

Ezio Mauro
È stato direttore del quotidiano la Repubblica dal 1996 al 14 gennaio 2016; in precedenza ha diretto La Stampa dal 1992 al 1996. Oltre a L’uomo bianco (Feltrinelli 2018), è autore di L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione (Feltrinelli 2017). Con Zygmunt Bauman ha scritto La felicità della democrazia. Un dialogo (2011) e Babel (2015), editi da Laterza.