Zambia / Zimbabwe
L'impianto idroelettrico che sorge sul fiume Zambesi, di proprietà condivisa fra Zimbabwe e Zambia, rischia di crollare causando un disastro inimmaginabile. Erosione delle fondamenta e mancanza manutenzione sono all'origine del problema. Ora si cercano fondi per metterla in sicurezza prima che sia troppo tardi.

La Zambezi River Authority (Zra) sta mobilitando fondi da possibili donatori per la riabilitazione della diga di Kariba, che contiene il più grande e profondo lago artificiale del mondo. Infatti si teme che la diga possa cedere, causando un disastro di proporzioni difficili anche da immaginare.

La diga sorge sul fiume Zambesi, ed è proprietà condivisa fra Zimbabwe e Zambia, segnando anche il confine fra i due paesi. Un’opera colossale costruita fra il 1955 e il 1959 dalla ditta italiana Impresit, su progetto britannico. I due paesi hanno le loro centrali elettriche sui rispettivi lati della diga, che generano complessivamente 6,400 GW all’anno. La diga è oggi gestita dalla Zra, in comproprietà fra Zimbabwe e Zambia.

Il problema che sta mettendo a rischio l’impianto è causato dall’enorme bocca che scarica le acque in eccesso quando il bacino è pieno. Le acque scaricate, cadendo sulla base della diga, col tempo hanno scavato la roccia di basalto mettendo a repentaglio la stabilità delle fondamenta.

Nel marzo di quest’anno durante una conferenza organizzata dalla Zra, è stato presentato uno studio che dimostra che anni di erosione e di mancata manutenzione hanno indebolito le fondamenta a tal punto da far pensare a un possibile cedimento strutturale. «Tutto può succedere – ha ammonito Modibo Traoré, responsabile dell’Ocha (UN Office for the Coordination of Humanitarian Assistance) per Zambia e Zimbabwe – e bisogna agire prontamente per evitare ogni rischio e il crearsi di panico nella popolazione».

La scorsa settimana rappresentanti della Zra si sono incontrati con i partners dell’Unione Europea, della Banca Mondiale e della Banca Africana dello Sviluppo per mettere a punto un piano finanziario e tecnico per la riabilitazione della diga. Il Ceo della Zra, Munyaradzi Munodawafa ha dichiarato in un una conferenza stampa che per coprire il costo totale previsto di 290 milioni di dollari, l’Unione Europea intende contribuire con 100 milioni la Banca Mondiale con 75 milioni, e c’è la promessa di altri 75 milioni dall’ Banca Africana dello Sviluppo. Il governo svedese, particolarmente attento ai problemi di quest’area del continente, ne ha promessi poi altri 30. I lavori potrebbero incominciare già nel 2015.

È difficile sovrastimare l’urgenza dei lavori di riabilitazione. Se la diga dovesse cedere, l’immensa massa d’acqua (si parla di 180 chilometri cubi!) raggiungerebbe nel giro di otto ore il lago più a valle formato dalla diga di Cabora Bassa, in Mozambico, causandone probabilmente l’esondazione e il collasso e raggiungerebbe poi l’Oceano indiano dopo aver causato la morte di tre milioni e mezzo di persone, una devastazione ecologica apocalittica, e l’annientamento della la capacità di produzione di energia elettrica di buona parte dell’Africa Australe. Basti pensare che la corrente di Cabora Bassa alimenta anche parte delle reti elettriche di Malawi, Tanzania e Sud Africa.

L’opinione pubblica locale è molto attenta a questi temi. La gestione delle ricollocazione della popolazione resa necessaria dal formarsi del lago al tempo delle costruzione della diga di Kariba è stata definita il peggior disastro nella storia recente dell’Africa. Nel 2010 ben 130,000 persone vennero temporaneamente evacuate dalla valle dello Zambesi perché le piogge eccessive avevano costretto all’apertura delle bocche di scarico causando un’inondazione a valle; e solo lo scorso anno in Zimbabwe ci sono state altre inondazioni per sempre per via di una cattiva gestione di un’altra diga in costruzione a Tokwe-Mukosi. Tutti questi fatti sono ben vivi nella memoria della gente. Per questa ragione, e ovviamente per evitare il panico tra le popolazioni che vivono nella valle dello Zambesi, i governi e la stampa hanno dato pochissimo risalto al pericolo che corre la diga di Kariba, ma se il peggio dovesse avvenire, le responsabilità dei governi sarebbero ancora più gravi.

Non sono comunque mancate le polemiche. Qualcuno ha fatto notare che la Gran Bretagna, che finanziò quest’opera faraonica, non ha ancora promesso nessun finanziamento per la sua riabilitazione. Altri hanno sottolineato la gravissima responsabilità della Zra e dei due governi che hanno lasciato che la situazione si deteriorasse drammaticamente prima di intervenire. Altri ancora hanno espresso il timore che tutta l’operazione sia un modo per ottenere prestiti che poi non saranno usati tutti per lo scopo annunciato.