Rifugiati / Rapporto Unhcr
I dati pubblicati tra ieri e oggi sulla situazione dei rifugiati nel mondo (ormai quasi 60 milioni) e la spesa mondiale per i conflitti (14,3 trilioni di dollari) ci dicono molto sul contesto mondiale in cui viviamo oggi. I migranti che bussano alle nostre porte chiedendo rifugio, fuggono da un mondo che è in guerra nell'indifferenza totale.

Mentre in questi giorni continuiamo ad assistere impotenti agli atteggiamenti gretti, cinici e a tratti crudeli dell’Europa e, purtroppo, anche di una parte della sua opinione pubblica, nell’affrontare l’emergenza delle migrazioni e dell’accoglienza, ecco che nuovi dati ci sbattono di nuovo in faccia quella che è la dura realtà che contraddistingue i nostri tempi. Il mondo è in guerra.

Il numero di sfollati su scala mondiale provocati da guerre e persecuzioni hanno raggiunto i massimi livelli registrati sinora, e i numeri sono in rapida crescita. Circa 59,5 milioni di persone nel 2014 sono state costrette ad abbandonare i luoghi in cui vivevano a causa di conflitti o persecuzioni. È la cifra fornita dall’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) e contenuta in un rapporto denominato non a caso “Mondo in guerra”. Un numero aumentato di 8.3 milioni rispetto ai 51,2 del 2013 e ai 37,5 milioni di 10 anni fa. A peggiorare il dato il rapporto aggiunge che più del 50% dei rifugiati attuali sarebbero bambini.
Di queste 59,5 milioni di persone, 19,5 milioni sono state costrette a fuggire in un altro paese, 38,2 milioni sarebbero rifugiati interni e 1,8 milioni hanno chiesto asilo politico in un’altra nazione.
Inoltre a quanto pare anche se la situazione in alcuni casi migliora o i conflitti finiscono, rientrare a casa è difficile, dice il documento. Nel 2014 solo 126.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nei loro paesi d’origine, il numero più basso in 31 anni.
A contribuire maggiormente a questa improvvisa impennata, secondo gli esperti, è stata la guerra in corso da ormai quattro anni in Siria. Nel paese ci sono 7,6 milioni di sfollati e quasi 3,8 milioni sono rifugiati all’estero.
Per dare un’idea della situazione basti pensare che allo stato attuale, una persona al mondo su 122 è o un rifugiato, o uno sfollato o un richiedente asilo. Inoltre l’Unhcr Stando a questi dati non dovrebbe stupirci ciò che vediamo sulle nostre coste e vicino ai confini europei. Un evento epocale che purtroppo non cesserà in fretta.

Conflitti in aumento in Africa
Devastanti sono le condizioni del continente africano. Negli ultimi cinque anni nel mondo sono iniziati 15 nuovi conflitti, ben 8 dei quali sono scoppiati in Africa è hanno incrementato del 17% il numero di rifugiati nel continente. Si tratta di: Costa d’Avorio, Repubblica Centrafricana, Libia, Mali, nord-est della Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan e Burundi.
In tutto, l’Africa sub-sahariana ha 3,7 milioni di rifugiati e 11,4 milioni di sfollati interni, 4,5 milioni dei quali rappresentano i nuovi sfollati del 2014. Ma questo incremento complessivo del 17% esclude gli sfollati in Nigeria, perché la metodologia per la raccolta dati sullo sfollamento interno usata nel paese è cambiata nel 2014, e quindi i dati non sarebbero stati affidabili. Per questo il rapporto non ne ha tenuto conto. C’è da chiedersi quale sarebbe stato il dato finale con le migliaia di sfollati provocati dalle violenze del gruppo estremista islamico Boko haram, che nel 2014 hanno toccato il loro apice.
Inoltre l’Etiopia ha ormai sostituito il Kenya come il più grande paese ospitante di rifugiati nel continente e il quinto a livello mondiale. 

I costi delle guerre
Appare ovvio quindi che la causa principale di tutto questo siano le guerre. Proprio a questo proposito ecco un’altra serie di dati appena pubblicati che descrivono il nostro mondo. Nel 2014, proprio le guerre sono costate l’equivalente di 14,3 trilioni di dollari (14,3 migliaia di miliardi) circa il 13% del Pil (Prodotto interno lordo) globale, tutte risorse sottratte allo sviluppo economico e sociale. In pratica rappresenta è equivalente alle economie combinate di Brasile, Canada, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito messe assieme.  Sono i dati economici pubblicati ieri e calcolati dall’Institute for Economic and Peace (Iep), un centro studi specializzato che ha sede in Australia, che ogni anno pubblica il rapporto “Global Peace index” in cui misura il livello di pace del mondo. 

Quello che si deduce dai dati dello Iep è chiaro. Le risorse utilizzate per promuovere conflitti armati sono una fetta importantissima della spesa mondiale. Si pensi che se tagliassimo solo ad esempio il 10% delle spese per le guerre, si risparmierebbero 1,4 miliardi di dollari, una cifra 10 volte più alta della somma investita dai paesi ricchi verso quelli poveri in progetti di assistenza e sei volte superiore a quella spesa in prestiti alla Grecia per evitarne il default.
La cosa che più sconcerta è che quei 1,4 miliardi valgono tre volte di più dei redditi cumulati dal miliardo e cento milioni di persone che vivono in condizioni di povertà estrema.

Pensare all’utopia di un mondo senza guerre è senza dubbio ingenuo e ridicolo in questo momento. Ma cercare di ridurne il numero prevenendole per contenere le crisi, non è impossibile. Se le istituzioni internazionali, e soprattutto l’occidente, non iniziano ad agire più concretamente in questa direzione promuovendo inoltre lo sviluppo del terzo mondo, quello a cui tristemente assistiamo sulle nostre coste oggi, è solo un assaggio di ciò che avverrà.

È la dura verità con la quale ora dobbiamo fare i conti, perché troppo a lungo si è fatto finta di niente di fronte a ciò che avveniva sull’altra sponda del Mediterraneo.

“Il mondo è un casino” ha dichiarato oggi senza troppi giri di parole Antonio Guterres, dell’Unhcr “e il dramma è che se le persone credono che gli operatori umanitari possano mettere a posto le cose, beh non è più possibile. Non abbiamo più le capacità di rimettere insieme i pezzi”. (Fonte: Misna)