L’emergenza nel Sahel
L’allarme delle organizzazioni internazionali: la siccità nella regione del Sahel mette a rischio milioni di persone, dalla Mauritania al Ciad. A peggiorare la crisi: la ribellione Tuareg e le violenze nel nord della Nigeria.

La carestia in Somalia è finita. Lo hanno detto i funzionari delle Nazioni Unite il 3 febbraio scorso, appena 6 mesi dopo aver dichiarato una crisi umanitaria di proporzioni ‘bibliche’. Nonostante l’Organizzazione dell’Onu per l’Alimentazione e l’Agricoltura (Fao) si sia subito affrettata a precisare che l’emergenza continua, i parametri contabili non permetterebbero più di chiamarla ‘carestia’, con conseguenze anche sui meccanismi di destinazione degli aiuti.

L’attenzione sembra essersi rivolta più vicino al Vecchio continente, su una vastissima area del continente potenzialmente esplosiva: il Sahel. Il 2 febbraio, appena un giorno prima che la carestia conoscesse il suo repentino epilogo nell’Africa orientale, Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto all’alimentazione, ha rilanciato l’allarme per i pericoli che potrebbero derivare da una gravissima crisi alimentare in una regione che si estende dalla Mauritania al Ciad, attraversando il Mali e il Niger. Poco meno di 10 milioni di persone a rischio.

«Non dobbiamo attendere che i popoli siano affamati per agire», ha detto De Schutter nel corso di una sua visita in Ghana, giovedì 2 febbraio. «Il mondo deve rispondere immediatamente al fine di evitare una crisi alimentare e nutrizionale di grandi proporzioni».

Non è la prima volta che le organizzazioni internazionali lanciano l’allarme per la situazione alimentare nell’area. I periodi di siccità si allungano col passare degli anni. A questa, si aggiungono le speculazioni sui prezzi dei cereali, che hanno subito un’impennata dal 2010 ad oggi. Per il solo Niger, il prezzo medio per la macina è aumentato del 37 per cento rispetto al 2010, mentre il prezzo dei cereali è del 40% superiore alla media dei prezzi rilevati su 5 anni.

I cicli della crisi si ripetono, nell’area come per il Corno d’Africa, con intervalli sempre più ridotti, tanto da spingere l’Unione Europea, il 20 gennaio scorso, a più che raddoppiare gli aiuti per la regione, passati da 45 milioni di euro nel 2011 a 105 milioni per quest’anno.
Tuttavia, a preoccupare, è soprattutto il connubio tra carestia e insicurezza.

La ribellione Tuareg
Il 17 gennaio, infatti, il Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad (la regione del nord del Mali), ha dato il via ad una nuova ribellione delle popolazioni tuareg del Mali, a più di due anni dall’accordo di pace siglato con il governo di Bamako, nel 2009. Almeno sei città conquistate e oltre 50.000 persone costrette a lasciare le proprie case in poche settimane.

Un conflitto iniziato dopo il rientro, nel paese, dei combattenti Tuareg rimasti in Libia, fino all’estate scorsa, al fianco del colonnello Muammar Gheddafi. Armi e veterani che si sono riversati nell’area, dando vita ad un nuovo movimento, che ha pescato tra il malcontento giovanile, sempre più soggetto all’influenza di Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi) e ai profitti derivanti dai sequestri di persona e dal contrabbando. 

Ma non è solo l’insicurezza nel Mali a minare la stabilità della regione. Le violenze crescenti nel nord della Nigeria hanno provocato interruzioni nei flussi commerciali con aumenti sui prezzi dei generi alimentari nelle aree di confine con il Niger.
«È una corsa contro il tempo», aveva detto, lo scorso gennaio, Kristalina Georgieva, commissario europeo per gli aiuti umanitari.