Il suo volto sulle banconote sudafricane

La vita di Madiba ripercorsa con alcuni dati o anni significativi della sua storia. Ad esempio, a spalancargli le porte del carcere ha contribuito anche il crollo del muro di Berlino, nel 1989.

Proviamo a fare un gioco… Come in una fiaba di Gianni Rodari, proviamo a trasformare la vita di Nelson Mandela in numeri. Cifre. Il primo interrogativo numerico, avanzato da qualcuno, è destinato a restare senza risposta. Qual è il valore economico di un ipotetico marchio Nelson Mandela? Impossibile dirlo con certezza. Certo è che l’eroe della lotta contro l’apartheid, più di tanti leader dell’era moderna, è un’icona vivente. Così, un ipotetico brand Mandela che sponsorizza cause sociali o dà il nome a prodotti di largo consumo, potrebbe avere un valore come quello della Nike e della Coca Cola. Secondo uno studio citato da Voice of America, il suo marchio sarebbe secondo proprio solo alla Coca Cola. Ma in ragione della sua modestia naturale, Madiba, è sempre stato reticente all’idea che il suo nome venisse associato a nomi di città o strade.  E la sua organizzazione caritativa, Nelson Mandela Children’s Fund, si oppone – giustamente – a tutti i tentativi di sfruttamento commerciale della sua immagine.

 

Andiamo avanti. Il secondo numero della fiaba è 94, tanti quanti sono gli anni dell’anziano leader, da tempo malato e ritirato dalla vita pubblica. Seguito subito dopo da 27: gli anni passati in carcere. Madiba viene arrestato il 5 agosto del 1962 e rilasciato l’11 febbraio 1990, una vita dopo. Se preferite, invece di 27 anni, si potrebbe scrivere il numero 10.045, che sono i giorni passati in carcere. Di questi, circa 20 sono gli anni trascorsi a Robben Island, il carcere di massima sicurezza nell’ “isola delle foche” davanti al Capo. Il più rigido di tutto il Sudafrica dove la divisione razziale era assoluta. Solo detenuti neri e secondini bianchi. Servi e padroni. Un altro numero importante di questa fiaba vera è 1948, l’anno in cui il Partito nazionale di Daniel Malan vince le elezioni. Al centro del suo programma c’è una parola: apartheid, separazione. Il governo Malan divide per legge i cittadini in base alla loro razza. Si creano aree urbane, quartieri separati per ogni gruppo razziale. Qui i bianchi, lì i neri. Di qua gli indiani, di là i meticci. Il primo ministro bianco uscente Jan Smuts, leader del Partito dell’unità, intuisce subito i pericoli di questa politica: «L’apartheid è una concezione folle nata dalla paura e dal pregiudizio». Tuttavia al potere ci sono loro. E la teoria diventa drammaticamente prassi. Il Sudafrica si trasforma in una gigantesca prigione. Continua sul numero speciale di Nigrizia – dicembre 2012.

 

* giornalista Il Sole 24 Ore