ECONOMIA IN BIANCO & NERO – luglio-agosto 2010
Riccardo Barlaam

A Bamako, la capitale del Mali, nel 2000 c’era solo un posto dove ci si poteva connettere a Internet. Oggi gli Internet café sono più di 100 e i ragazzi vi vanno ogni giorno per leggere e inviare le e-mail e navigare sulla Rete. Questa vivacità si ritrova un po’ dappertutto. Ma i costi di connessione sono alti e le infrastrutture non permettono ancora di avere collegamenti rapidi come in Occidente. Gli investitori internazionali fanno a gara per conquistare quote di mercato in paesi dove progressivamente stanno per essere introdotte privatizzazioni e liberalizzazioni che abbatteranno i costi per gli utenti.

La diffusione di Internet in Africa registra ancora i minimi mondiali. Secondo i dati di Internet World Stats, gli africani che hanno accesso al web sono solo il 5,6% della popolazione. Pur ospitando il 14,3% della popolazione mondiale, l’Africa contribuisce per il 3,6% al numero totale di accessi a Internet. Si stima che gli africani che dispongono di connessioni a banda larga siano l’1% o meno.

L’accesso alla Rete è distribuito in modo molto disomogeneo. Il Sudafrica, con il 5% della popolazione africana, genera quasi i due terzi del traffico on-line. Il rimanente terzo è concentrato soprattutto in Nord Africa: Marocco, Algeria ed Egitto. Il resto è negli altri paesi.

Secondo l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (Itu), l’Agenzia Onu per le tlc, lo sviluppo della connettività a Internet sarà centrale per lo sviluppo economico, come lo è stata la ferrovia nel 19° secolo. La partita in Africa si sta giocando adesso. Gli investimenti nelle telecomunicazioni programmati da privati nel quinquennio che si concluderà nel 2012 ammontano a 70 miliardi di dollari.

Il computer, a differenza dei telefonini, non è molto diffuso. Ma nei prossimi anni sarà sempre più facile ed economico navigare sul web dai telefoni cellulari. Anche il gigante Microsoft se ne è accorto e guarda all’Africa. Già ora, «Microsoft in Africa ha un giro d’affari più grande che in Cina e in India: circa un miliardo di dollari», dice Marco Comastri, Ceo di Microsoft Mea, Middle East and Africa.

La telefonia mobile e le connessioni wireless hanno fatto compiere passi da gigante a molti paesi emergenti, che stanno colmando così il proprio ritardo. Paesi sprovvisti di infrastrutture telefoniche fisse sono collegati alla Rete grazie ai segnali satellitari. Tutti gli operatori guardano ai mercati emergenti. Anche perché in Occidente l’utilizzo dei servizi voce della telefonia mobile è vicino alla saturazione e i ricavi medi per utente continuano a diminuire. Vodafone, ad esempio, il colosso mondiale della telefonia mobile, ha da poco stretto un accordo commerciale per distribuire il browser Opera Mini sui telefonini di nuova generazione per permettere la navigazione su Internet ai consumatori nei paesi in via di sviluppo, senza cambiare dispositivo. Pensando ai mercati emergenti, Vodafone ha appena lanciato il più economico telefonino del mondo, chiamato Vodafone 150, venduto a 15 dollari. Il telefonino ha un piccolo display monocromatico e 5 pulsanti di navigazione, permette di inviare sms, ha due giochi inclusi e una batteria capace di durare fino a 16 giorni, perfetta per i posti dove manca l’energia elettrica. La collaborazione di Vodafone con Opera segue l’acquisizione di Nokia della società americana di browsing web Novarra. Nokia prevede di usare le tecnologie di Novarra per lanciare nuovi servizi Internet sui suoi telefonini di fascia medio bassa. «La nostra mission per i prossimi anni – dice Niklas Savander, vice presidente esecutivo – è quella di permettere a milioni di consumatori di connettersi attraverso un telefonino ai servizi primari offerti da Internet».

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