Immigrazione e Imprenditoria
I dati che emergono dalle anticipazioni del "Rapporto Idos Immigrazione e Imprenditoria 2015" ci dicono che, grazie alla grande adattabilità e dinamicità imprenditoriale, le imprese condotte da lavoratori immigrati in Italia sono cresciute del 5,6% nel 2014 e rappresentano l'8,7% del totale italiano. Sono ormai essenziali per l'economia dello stivale.

Sebbene negli ultimi tempi nel nostro paese e in tutta Europa il dibattito sui migranti si sia acceso generando una serie infinita di polemiche, specie per ciò che riguarda il loro soccorso e la prima accoglienza, ci si dimentica che coloro i quali giungono sulle nostre coste dopo aver affrontato difficili e pericolosi viaggi non sono un peso per i paesi che li accolgono. Se ben integrati nella società, possono rappresentare un’importantissima risorsa per lo sviluppo e il rilancio dell’economia, grazie alla grande adattabilità e dinamicità imprenditoriale che sono in grado di dimostrare.

A ricordarci una delle più importanti conseguenze positive generate dall’integrazione e dalla multiculturalità, ci sono le anticipazioni dei risultati del “Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2015”, che il Centro Studi e Ricerche Idos sta curando con il supporto della Confederazione Nazionale Artigianato e Piccola e Media Impresa e di MoneyGram e che verrà presentato nel prossimo autunno.
In Italia anche nel 2014 le imprese condotte da lavoratori immigrati, ovvero quelle in cui il titolare, nel caso delle ditte individuali, o la maggioranza dei soci e degli amministratori sono nati all’estero sono cresciute del 5,6% rispetto all’anno precedente raggiungendo quota 524.674. L’impatto sull’intero sistema imprenditoriale italiano (6.041.187 imprese alla fine del 2014) equivale al 8,7%, ciò significa che rappresentano ormai una componente strutturale e dinamica davvero molto rilevante per l’equilibrio dell’economia italiana.

Bilanciamento
La crescita dell’imprenditorialità immigrata è stata costante negli ultimi anni. Le anticipazioni del rapporto Idos dicono che c’è stato un aumento di oltre 43mila unità tra il 2011 e il 2013 (+9,5%) e nel 2014 i dati Unioncamere/Infocamere parlano di quasi 28mila imprese in più. Una crescita che controbilancia, invece, la lieve ma progressiva contrazione della base imprenditoriale autoctona, duramente provata dalla crisi degli ultimi anni.
L’Idos, dati alla mano, non esita a dire che se in Italia esiste ancora un saldo positivo tra tutte le imprese iscritte e quelle cancellate dai registri camerali, è in larga parte dovuto proprio alle attività guidate da cittadini nati all’estero, che hanno inciso per quasi un quinto sull’insieme delle iscrizioni.
Dobbiamo ammetterlo i lavoratori di origine straniera, contrariamente agli autoctoni, continuano a distinguersi per una crescente propensione all’iniziativa imprenditoriale, anche di fronte alla persistente incertezza del quadro economico del nostro paese.

Che tipo d’imprese?
A trainare la crescita delle attività imprenditoriali degli immigrati è il settore dei servizi – che con 22mila imprese in più rispetto al 2013 (+7,5%) copre l’80% della crescita annuale. Il commercio (oltre 188mila imprese registrate alla fine del 2014, il 35,8% del totale), insieme all’edilizia (quasi 128mila, 24,3%), continua a rappresentare il principale ambito di attività. È però nel comparto del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi alle imprese che, per la prima volta nel 2014, si registra la più alta incidenza delle imprese a conduzione immigrata sul totale: 15,4%, un valore quasi doppio rispetto alla media (8,7%) e superiore anche a quello proprio dell’edilizia (14,8%).
Interessante poi l’aspetto sottolineato dal rapporto per cui sempre più spesso gli immigrati avviano forme d’impresa più complesse e strutturate sotto l’aspetto societario.  La maggior parte delle attività sono costituite come imprese individuali, ma a crescere in termini relativi sono state soprattutto le società di capitali (+14,5% sul 2013), che alla fine del 2014 coprono oltre un decimo del totale (10,8%). 

Dove nello stivale
Venendo alla distribuzione territoriale, la maggior parte di queste imprese si trova nelle regioni centro-settentrionali, dove le imprese condotte da immigrati operano in più dei tre quarti dei casi (77,8%) e hanno un’incidenza media sull’insieme delle imprese iscritte nelle locali Camere di Commercio di un decimo (10,1%). La Lombardia e il Lazio sono le principali regioni di insediamento della popolazione immigrata in Italia, 167mila in tutto, quasi un terzo del totale nazionale (31,8%), maggiormente concentrate sul territorio lombardo (19,0%), e, a livello provinciale, nell’area romana (10,9%). 

Chi sono?
Quanto ai diversi gruppi nazionali, a distinguersi continuano ad essere i marocchini, cui si riconduce oltre un settimo (15,2%) delle cariche, tradizionalmente concentrati nel commercio (74,1%). Seguono, con una quota analoga e pari a un nono del totale, i cinesi e i romeni (11,2% ciascuno).
Importante è il dato che riguarda il continente africano. Il numero di cariche imprenditoriali all’interno delle imprese individuali ricoperte da immigrati africani è pari a 136.569, in aumento del 9,1% rispetto al 2013 ed è secondo solo a quelli di origine europea. I paesi africani di provenienza sono in ordine decrescente: Marocco, Senegal, Egitto, Tunisia e Nigeria (Quest’ultimo in forte aumento +19,1%).

Non zavorra ma sostegno all’economia
Sono dati a cui l’opinione pubblica e le istituzioni italiane e internazionali dovrebbero prestare grande attenzione. Di questi tempi, affrontando l’enorme flusso migratorio diretto verso il vecchio continente, l’attenzione si concentra sui costi e sull’organizzazione del soccorso e dell’accoglienza, che l’Europa troppo a lungo ha lasciato nelle mani dei soli paesi di frontiera come il nostro, dimostrandosi cinica ed egoista.
Tutto ciò fa sì che per gran parte degli italiani, probabilmente frustrati dall’esser stati di fatto lasciati soli a gestire l’emergenza, l’unica cosa che conti davvero si quella di liberarsi dei disperati, anche perché la maggior parte di questi ultimi non ha nessuna intenzione di restare nel nostro paese.
I dati dell’Idos però dimostrano che se il Bel paese si dimostrasse maggiormente aperto al multiculturalismo e predisposto all’integrazione, coloro di cui oggi cerca di liberarsi, in realtà rappresenterebbero un sostegno indispensabile alla sua economia indebolita e apatica. Cosa che, nonostante tutto, già sta avvenendo. Una forza invisibile ai più ci tiene a galla. 

Nelle foto sopra esempi di imprenditori immigrati in Italia. (Fonte: espresso.repubblica.it)