Al-Kantara – settembre 2014
Mostafa El Ayoubi

Si chiama al-dawla al-islamya, ovvero lo Stato Islamico (SI), il movimento salafita jihadista che, negli ultimi mesi, ha intensificato la guerra che dissangua l’Iraq ormai dalla sua invasione da parte degli Usa nel 2003. In passato si chiamava Stato Islamico in Iraq, legato ad Al-Qaida. E quando ha iniziato a combattere anche in Siria si è nominato Daesh, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. E nel mese di luglio scorso il capo dello SI, Abu Bakr al-Baghdadi, si è autoproclamato califfo della Umma, chiamando tutti i musulmani a riconoscere il suo califfato che comprende parti dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa.

Oggi questo movimento jihadista occupa diverse zone strategiche della Siria e dell’Iraq. In Siria lo SI – allora Daesh – ha soppiantato il movimento qaidista Jabhat al-Nusra. Ciò ha portato al-Zawahiri, capo di Al-Qaida, a scomunicare lo SI e i suoi leader. Oggi lo SI, che conta tra le sue fila molti jihadisti provenienti da diversi paesi anche europei, è il principale gruppo armato che opera in Siria. Controlla zone importanti, in particolare Deir al-Zour e al-Raqqa, dove si trovano giacimenti di petrolio, che contrabbanda attraverso le frontiere turche. Fa la guerra ad al-Assad ma semina anche terrore e morte tra i civili: musulmani (sunniti e sciiti), cristiani, armeni, curdi…

In Iraq, all’inizio di quest’estate, lo SI ha scatenato una guerra jihadista senza precedenti. È riuscito a invadere diverse aree e ha occupato Musul, la seconda città più importante dopo Baghdad. A Ninawa i jihadisti dello SI hanno intimato ai cristiani di pagare la jizia (tassa per i non musulmani) o lasciare la città. A Jebel Sinjar, al confine con la regione curda, lo SI ha perpetrato crimini contro la minoranza religiosa degli yazidi, uccidendo tanti uomini e riducendo tante donne in stato di schiavitù.

Oggi lo SI preoccupa la “comunità internazionale”. L’Onu lo ha inserito nella lista dei gruppi terroristi. Gli Usa, in agosto, hanno iniziato a bombardare con i loro aerei le posizioni del movimento nelle zone vicine ad Arbil, capitale della regione curda dell’Iraq, mentre le cancellerie occidentali si prestavano ad armare i peshmerga curdi per combattere lo SI, il quale, invece di dirigersi verso Baghdad, si è diretto verso il nord (curdo) dove si trovano ingenti pozzi di petrolio.

Come è nato, chi arma, chi sostiene logisticamente questo movimento estremista che oggi preoccupa le potenze occidentali?

Come Al-Qaida, lo SI non è nato dal nulla. Al-Qaida, con i suoi mujaheddin, fu uno degli strumenti con i quali gli Usa sloggiarono i sovietici dall’Afghanistan. I qaidisti hanno giocato un ruolo importante – a fianco della Nato – nello smembrare la Libia e poi trascinare la Siria in una guerra settaria che la sta dissanguando.

Lo SI nasce in Iraq come conseguenza dell’invasione Usa. Dopo la caduta di Saddam, Paul Bremer, appena insediato come amministratore americano dell’Iraq (2003-2004), ha smantellato l’esercito e il corpo della polizia e ha favorito la formazione di gruppi armati favorevoli all’occupazione. John Negroponte, il successore (2004-2005) – che negli anni Ottanta fu a capo della diplomazia Usa in Honduras dove ha collaborato alla formazione degli squadroni dalla morte in Nicaragua – ha lavorato, insieme a Robert Ford (ambasciatore in Siria, 2010 -2014) alla creazione di milizie jihadiste sunnite che da allora terrorizzano l’Iraq. Uno degli scopi di questa spregiudicata operazione era quello di creare uno scontro interconfessionale ed etnico per evitare che l’Iran estendesse la sua influenza sull’Iraq a maggioranza sciita, incoraggiare l’indipendenza dei curdi e in ultimo dividere il paese.

È dalla “palude irachena” che nasce quindi questo mostro che oggi si chiama SI: un mostro funzionale agli obbiettivi geostrategici delle grandi potenze occidentali nel Medio Oriente.

Quindi, dei crimini nei confronti dei musulmani, dei cristiani, degli yazidi e di altri figli del Medio Oriente, devono rispondere in primo luogo i governanti Usa/Nato –  e i loro subordinati arabi e turchi – che hanno contribuito in un modo o nell’altro a creare e rafforzare mostri come lo SI. Ma loro sono intoccabili!

 

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Il califfato che emerge dall’Iraq è il frutto delle mosse geostrategiche di Usa/Nato e dei satelliti arabi e turchi. Non dimentichiamolo.