In Francia, il 16 marzo sarebbe dovuto andare in onda su France 5 il documentario Algérie, sections armes spéciales diretto dalla giornalista e regista Claire Billet in collaborazione con Olivier Jabord.
Il documentario di 52 minuti accende un faro sull’uso massiccio di armi chimiche che l’esercito francese dispiegò durante la Guerra d’Algeria. Si basa sullo studio decennale condotto dallo storico Christophe Lafaye.
Benché disponibile sulla piattaforma streaming France.tv, il documentario doveva essere trasmesso nell’ambito de La case du siècle, emittente televisiva che proietta ogni domenica dei documentari d’interesse pubblico.
La dirigenza del gruppo France Télévisions ha giustificato la decisione di posticipare la proiezione del documentario asserendo di aver voluto “adattare la propria programmazione agli eventi geopolitici del momento”. Intanto, tale cambio di programma sta scuotendo il dibattito pubblico tanto in Francia quanto in Algeria.
La diffusione del documentario avviene, infatti, mentre la relazione tra i due paesi ha raggiunto livelli record di tensione. Ma oltre i bracci di ferro diplomatici, l’eccezionalità del lavoro della giornalista Claire Billet e dello storico Christophe Lafaye sta nell’aver aggiunto un altro tassello alla fatidica emersione dei fatti storici che accaddero tra il 1956 e il 1962, nel pieno della guerra d’indipendenza dell’Algeria.
Testimonianze dalla resistenza
Billet si è recata nella regione orientale algerina della Cabilia e nel massiccio montuoso di Aurès, nel dipartimento di Costantina, dove ha raccolto le testimonianze di ex combattenti algerini dell’Esercito di liberazione nazionale.
Fu in queste zone, infatti, che si organizzò la resistenza algerina, dove la presenza di grotte permise ai combattenti di ripararsi e di sfruttare passaggi sotterranei per garantirsi un vantaggio in caso di assalto, come spiega lo storico Christophe Lafaye in un’intervista per Mediapart.
Strategia offensiva
A quel punto, l’arma francese mise in atto una doppia strategia: una offensiva, per la quale gas letali come il CN2D – un composto di cloroacetofenone (CN) e adamsite (DM), derivato dell’arsenico – furono usati per costringere i combattenti algerini a evacuare le grotte. Lo storico ha stimato che siano morti tra i 5mila e i 10mila combattenti algerini per intossicazione da armi chimiche e asfissia.
Inoltre, le grotte erano un luogo di rifugio per civili. A tal proposito, Lafaye segnala che nella grotta Ouchetouh, a Taxlent, nella wilaya di Batna, morirono tra il 22 e 23 marzo 1959 ben 118 abitanti per avvelenamento.
Strategia preventiva
L’altra strategia adottata dall’esercito francese fu quella preventiva che consisteva nel contaminare le grotte disabitate in modo da renderne impraticabile l’utilizzo. Ad oggi, le ricerche di Lafaye hanno portato all’individuazione di 440 luoghi gassificati e tra le 8mila e le 10mila operazioni di attacco chimico.
Difficile ricerca storica
Gli studi dello storico hanno ottenuto riscontri grazie alla consultazione di archivi nazionali all’estero, di fondi privati e di lettere raccolte dai discendenti dei veterani francesi, dal momento che le fonti statali risultano secretate.
Infatti, gli eventi legati ad armi di distruzione di massa rientrano nel regime degli archivi incomunicabili in perpetuo poiché suscettibili di “portare alla diffusione di informazioni che consentano la progettazione, la fabbricazione, l’uso o la localizzazione di armi nucleari, biologiche, chimiche o di qualsiasi altra arma avente effetti diretti o indiretti di distruzione di livello analogo”. Sono regolati dal Codice del patrimonio del 2008.
Colpiti anche i soldati francesi
Un segreto di stato che ha avuto i suoi effetti anche sugli ex soldati francesi inviati in Algeria per reprimere i moti indipendentisti. Lafaye ha ipotizzato una correlazione tra le patologie di cui furono affetti – come malattie polmonari, cancro allo stomaco, leucemia, cancro alla pelle – e l’esposizione ai gas.
Mentre la giornalista Billet anticipava il suo lavoro documentaristico in un’inchiesta del 2022 titolato: Abbiamo gassato gli algerini per Reveu XXI. Nel lungo lavoro, Billet riportava le testimonianze di veterani di guerra, medaglie al merito, che si erano confrontate nelle grotte con i combattenti algerini.
Yves, un uomo di 86 anni, spiegava della sua battaglia durata 8 anni per ottenere un aumento della pensione di invalidità dal ministero della Difesa. Dopo dinieghi e ricorsi, gli fu attribuita dal tribunale per la pensione di invalidità militare di Besançon con una sentenza che riconosceva che l’insufficienza respiratoria del veterano “era interamente attribuibile al servizio”.
Accordi violati
La guerra chimica che la Francia condusse contro gli algerini e che ha avuto ripercussioni anche sui francesi violò il Protocollo di Ginevra del 1925, accordo che vieta l’uso delle armi chimiche e biologiche nei conflitti armati internazionali.
Ciò avvenne sebbene il paese d’oltralpe fosse stato tra i primi firmatari dei 135 stati che allora supportarono l’adozione dell’accordo internazionale.