Elezioni presidenziali
Domenica i guineani sono andati alle urne per eleggere il loro nuovo presidente, dopo una campagna elettorale contrassegnata da violenze in un clima di alta tensione. Il voto si è svolto inaspettatamente nella calma. Ora si teme che dopo la pubblicazione dei primi risultati gli scontri si riaccendano.

C’è attesa per i risultati delle elezioni presidenziali che si sono svolte domenica 11 ottobre in Guinea.  Il presidente uscente, Alpha Condé, è già sicuro di essere rieletto al primo turno. A 77 anni, mostra l’incrollabile certezza del successo. I suoi sostenitori ne avevano fatto addirittura lo slogan della campagna: «Un colpo da KO», che significa che metterà al tappeto i suoi 7 concorrenti che naturalmente rigettano l’idea di un Condé rieletto per un secondo mandato di 5 anni.
Tutti gli osservatori convengono nel considerare un’eventuale rielezione di Condé già al primo turno come un «miracolo» – il che tradotto significa “frode massiccia” – che sfocerebbe inevitabilmente in violenze. È solo la seconda volta che questa ex colonia francese va a elezioni pluraliste e democratiche da quando è divenuta indipendente nel 1958.

Dopo le violenze
Tutti sorpresi dal buono svolgimento delle elezioni e della calma che ha regnato domenica nel giorno dello scrutinio. Perché la campagna elettorale, invece, era stata macchiata da violenze e tensioni a livello di partiti e militanti, più separati da linee etniche che ideologiche. Violenze ce ne sono state nelle province, ma anche nella capitale Conakry. Queste violenze hanno ogni volta opposto i militanti del Rassemblement del popolo di Guinea (Rpg) di Alpha Condé a quelli dell’Unione delle forze democratiche di Guinea (Ufdg) con alla testa il concorrente più forte, Cellou Dalein Diallo.
Dietro le sigle – Ufdg e Rpg – e le violente battaglie dei militanti si nascondono due formazioni che riuniscono i membri delle due principali etnie del paese: i malinke dell’Rpg e i peul dell’Ufdg, ferocemente concorrenti per la conquista delle leve del potere che sono quelle dell’economia e dunque della ricchezza. E nulla è mutato negli ultimi cinque anni. Ma nessuna delle due etnie può vincere da sola, a partire dai numeri.

Governo Condé
Tutto lascia immaginare che si dovrebbe andare al secondo turno, anche se il bilancio del governo Condé può essere giudicato positivamente, dato che nel 2010 si era ritrovato non alla testa di uno stato, ma di un paese…In 52 anni, la Guinea non aveva fino ad allora conosciuto che la sanguinaria dittatura di Sékou Touré (1958-1984), l’autocrate Lansana Conté (1984-2008), l’amatore e imprevedibile capitano Dadis Camara e infine Sékouba Konaté.
Nei suoi cinque anni di governo, Alpha Condé ha concluso un accordo importante con i creditori internazionali sulla riduzione del debito, ha dato inizio a lavori di infrastrutture, ha reso più trasparente l’environnement economico per gli investitori internazionali, in particolare quelli che operano nel settore delle miniere, attirati dallo «scandalo geologico» che è la Guinea.
Le popolazioni però non profittano dei benefici che ciò comporta e il paese rimane sempre nella lista delle nazioni più povere. La crescita economica – meno del 5 % l’anno dal 2010, cioè inferiore a quella dei paesi vicini – non assorbe la crescita demografica, senza contare i disastri provocati nel 2014 e 2015 dall’epidemia del virus della febbre emorragica Ebola.

Si aspetta
Nell’attesa dei risultati, la popolazione resta calma, almeno per ora, e ognuno pensa a gestire il proprio quotidiano e guadagnare quanto può bastare per sopravvivere. Ma tutto potrebbe cambiare all’annuncio da parte della Ceni (la Commissione elettorale nazionale indipendente) dei primi risultati provvisori. Già in queste ore la tensione sembra salire.
Nessuna data è stata ancora fissata. Bisogna che tutti i processi verbali dei 14 000 seggi elettorali arrivino a Conakry. Il che prenderà del tempo, anche perché da certe regioni lontane i risultati vengono instradati ancora attraverso le piroghe (il che dice tutto). In ogni caso quando tutti i risultati saranno arrivati alla Ceni, questa avrà al massimo 72 ore per pubblicare quelli provvisori.

Oppositori incongruenti
Ai partiti d’opposizione viene rimproverato un atteggiamento contraddittorio: perché prendere parte a una elezione se le manchevolezze che denuncia (a cominciare dalle contestate liste elettorali…) sono considerate atte a invalidare lo scrutinio? Si denunciala solita pagliacciata politica e le frodi massicce. È così i 7 candidati che si opponevano a Alpha Condé hanno tutti denunciato brogli e già lunedì, all’indomani dello scrutinio, annunciato che non ne accetteranno i risultati.
Intanto entro oggi gli osservatori dell’Unione africana e dell’Unione europea dovevano presentare i loro rapporti sullo svolgimento dello scrutinio e in entrambi i gruppi sul posto hanno già dato parere positivo segnalando solo qualche “difficoltà di tipo logistico”, come riportato dalla Reuters.
Il candidato Sydia Touré ha dichiarato che a suo parere la comunità internazionale è inesistente e si è ritirato dal processo elettorale. Anche per un’altra candidata, l’ecologista Marie Madeleine Dioubaté, la comunità internazionale s’è schierata con il potere e non ha saputo misurare la gravità della crisi guineana: «Sempre dalla parte del più forte, la comunità internazionale», ha tuonato.

A noi non rimane che aspettare, sognando che non si ripetano violenze che già troppo male hanno fatto alla Guinea e che conducono le popolazioni a ritenere che “la democrazia” non sia la soluzione ai loro problemi.

Nella foto in alto un seggio all’aria aperta nel porto di Conakry, capitale della Guinea. (2013) (Fonte: Rfi / Guillaume Thibault). Nell’immagine sopra a sinistra il presidente uscente della Guinea, Alpha Condé e a destra il suo principale avversario, Cellou Dalein Diallo.