In principio c’era la critica puntuale, documentata e argomentata a questa globalizzazione che fabbrica miseria ed emarginazione nel sud del mondo, in particolare nel continente africano. Una critica, almeno per non cristiani, del tutto coerente con lo scandalo della povertà e con l’urgenza di una giustizia globale, sottolineata in mille forme durante il giubileo del 2000 (molti lettori ricorderanno anche le giornate del “giubileo degli oppressi” a Molfetta, Napoli, Pesaro, Bologna Milano, Brescia, Padova e Verona giusto un anno fa). In principio si avvertiva l’urgenza di far comprendere all’opinione pubblica che gli otto signori in riunione a Genova, oltre ad andare sottobraccio con questa globalizzazione, esprimevano tutt’al più il punto di vista e gli interessi della parte ricca e minoritaria della popolazione mondiale.

Poi tutto è stato sommerso dalla violenza che si è manifestata in piazza, nelle scuole Diaz, nella caserma di Bolzaneto e altrove. La magistratura ha in piedi varie inchieste, c’è l’indagine parlamentare, le centinaia di associazioni che facevano capo al Genoa social forum hanno avviato una ricostruzione dei fatti e una riflessione. Quali che siano le verità che ciascuno saprà e vorrà far emergere è possibile fin d’ora trarre da Genova un’utile lezione, utile soprattutto al popolo pacifico e pacifista che è preponderante nel movimento.

Lezione sul movimento. Oggi è un’entità composta da tante anime che sanno dialogare tra loro e con la società quando si tratta di battersi, giorno dopo giorno, su obiettivi specifici e piuttosto concreti (una denuncia, un boicottaggio, una campagna di pressione). Questa eterogeneità, che è una ricchezza e un punto di forza, genera debolezza nelle strategie e cortocircuiti di significato quando si sceglie la manifestazione di massa in piazza, dove l’espressione del dissenso si carica di valenze simboliche e politiche più difficili da orientare. A Genova ciascuna anima ha immaginato la manifestazione a modo suo e per lo più in termini propositivi, ma alla fine si sono imposti i comportamenti di una minoranza senza immaginazione. Il movimento, prima di confrontarsi di nuovo con la piazza, dovrà fare un bel po’ di strada, maturare, acquisire maggiore coesione.

Lezione sulla violenza. Le giornate del G8 rappresentano un discrimine. D’ora in avanti il movimento non potrà mai più stare nelle stesse piazze dove si esprime l’idiozia teppistica dei Black bloc. Né potrà più permettersi di essere tacciato di connivenza con i violenti. Di sicuro, alcuni degli associati al Genoa social forum non hanno riflettuto abbastanza sulla non violenza e sulla disobbedienza civile nonviolenta. È necessario farlo e continuare a farlo senza tentennamenti né infingimenti.

Lezione sul governo. Non si può dar a bere la favola che settori delle forze dell’ordine sfuggono di mano e compiono eccessi sulla schiena di persone inermi. Sarebbe come dire che ci sono dei dubbi sulla completa fedeltà delle forze dell’ordine alle istituzioni democratiche. La faccenda è più semplice, ma anche più inquietante: la polizia esegue ordini e quegli ordini risentono del clima instaurato da chi ha in mano le briglie del paese. E questo governo corre il rischio di una deriva autoritaria. È bene che Ccd CDU e l’ala liberal-moderata di Forza Italia se ne rendano conto al più presto e corrano ai ripari. Ed è bene che il movimento lo abbia ben presente nei prossimi mesi.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati