Nigeria
Ricorre oggi il 15° anniversario dell’impiccagione dello scrittore nigeriano, colpevole di aver denunciato lo sfruttamento e i disastri ambientali causati dalle compagnie petrolifere e di aver difeso, con la nonviolenza, la causa del popolo ogoni. Il suo sguardo era rivolto al domani. L’intervista audio a Bridget Yorgure, portavoce del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni in Italia.

L’esecuzione di Ken Saro-Wiwa, disposta dal regime militare della Nigeria di quegli anni ed eseguita il 10 novembre 1995, seguì a un sommario processo senza diritto di difesa né di appello sulla base di imputazioni mai provate, risultato di fabbricazioni dei servizi segreti. Il mondo intero, che conosceva lo scrittore per le sue coraggiose campagne pubbliche, rabbrividì per l’orrore di una fine così tragica. Oggi, quel crimine è ancora impunito e nel Delta del Niger le compagnie petrolifere continuano le trivellazioni e lo sfruttamento senza controllo, mentre i pennacchi di fiamma dei gas bruciati illuminano la cupa notte nigeriana e la guerriglia armata dilaga endemica fra le popolazioni dell’area.

Ken Saro-Wiwa aveva denunciato tutto questo; aveva avvertito il governo nigeriano, la Shell e le autorità internazionali che quanto stava accadendo nel Delta causava disastri inaccettabili e avrebbe portato a una situazione catastrofica. L’avidità dell’industria petrolifera, le complicità del mercato globale e la cieca ingordigia dei potentati locali si sono combinate per mantenere l’egemonia di poteri, incuranti del disastro ambientale, indifferenti alla prepotenza inflitta sulle popolazioni indigene e del tutto sordi alle parole che invocavano giustizia in nome dei diritti umani. Negli ultimi anni, nel Delta si sono susseguiti scoppi di tubature ed esplosioni di pozzi, sversamenti di petrolio, costruzione di oleodotti attraverso coltivazioni e centri abitati, senza che le denunce e i messaggi di disperazione potessero arrestare la distruzione di quello che, sino a pochi anni fa, era uno degli ecosistemi più preziosi del mondo.

Saro-Wiwa era un visitatore del futuro, un uomo che vedeva oltre il presente e si figurava quali sarebbero state le conseguenze di un oggi di rapina e sregolatezza, volto ad accumulare ricchezze per alcuni a spese dell’intera comunità. Gli sviluppi odierni danno amaramente ragione alle sue previsioni, a quegli ammonimenti inascoltati e messi brutalmente a tacere.
La sua, tuttavia, è una causa ancora attuale nel mondo in cui ci troviamo a vivere, ove il mercato globale tende a vanificare ogni sforzo di resistenza che faccia appello alla giustizia nella distribuzione delle risorse e alla necessità di preservare e trattare con saggezza l’ambiente. La recente catastrofe avvenuta con l’esplosione di un pozzo della British Petroleum nel Golfo del Messico ha bruscamente rivelato con quanta incuranza agisca lo sfruttamento petrolifero. Eppure, quel disastro non è stato nulla rispetto alle malversazioni compiute nel Delta negli anni. Come si può arrestare il disastro e costringere i responsabili a tener conto della vita umana e della sua qualità, così trascurate in nome del profitto a tutti i costi?

Se Saro-Wiwa fosse ancora in vita, riderebbe la sua risata sardonica, lancerebbe un ennesimo anatema contro la disonestà, la guerra e la violenza. E magari verrebbe di nuovo impiccato a un’alta gru innalzata dai petrolieri. Non assistiamo forse a continui tentativi d’infangare e zittire chi, anche in Italia, s’impegna a denunciare le malversazioni, combattere le mafie, portare in tribunale i responsabili dell’illegalità?

Le denunce di Saro-Wiwa risuonano tuttora in tutto il loro atroce significato, quando la voce degli intellettuali è derisa e vanificata e l’impegno sincero del richiamo a principi di moralità pubblica è trascurato o dileggiato. Quando i potenti si credono più importanti della legge, quando gli interessi ingordi trionfano a tutti i costi, celebrando alleanze che Saro-Wiwa avrebbe denunciato con la stessa virulenza usata contro i nigeriani, dobbiamo riconoscere che questo visitatore del futuro è ancora vivo tra noi e che c’è tuttora bisogno che la sua voce ridesti gli uomini e le donne di buona volontà dall’apatia, dall’indifferenza e dalla complicità.

 

 


 

 

In audio, a cura di Michela Trevisan e Ismail Ali Farah, lo speciale Focus, trasmesso su Afriradio.it, in ricordo di Ken Saro Wiwa. La testimonianza di Bridget Yorgure, portavoce del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni in Italia.