Tra gli sconvolgimenti indotti dal coronavirus, ce n’è uno che potremmo quasi definire positivo o perlomeno educativo. Sì, perché l’avere denunciato per primi e con maggior solerzia di altri, la presenza di casi positivi a questo virus, ha fatto sì che venissimo subito cancellati dalla lavagna dei “buoni” e collocati in quella dei “cattivi”.

Ma come? Noi, cittadini di un paese ad alto reddito, fondatore dell’Unione europea, culla della civiltà, trattati come migranti qualunque, portatori di infezione. Respinti alle frontiere, isolati, guardati con sospetto come appestati di manzoniana memoria: non ce lo aspettavamo. Naufragato anche il solito tentativo di attribuire a chi arriva con i barconi la colpa del contagio. Nemmeno uno positivo.

Subito altri paesi hanno scatenato la loro ira verso gli italiani, approfittando anche del fatto che non siamo certo tra i più efficienti del pianeta, tranne poi rivedere al ribasso le loro accuse quando i contagiati hanno cominciato a palesarsi anche da loro. Abbiamo sempre bisogno di un nemico, per definirci. Anche il coronavirus può servire allo scopo.

Ma la cosa assurda è che non è lui il nemico, che dovremmo combattere tutti insieme, aiutandoci l’un l’altro: il nemico è il contagiato, la vittima. Ed è una vittima con passaporto, così è più facile da identificare. Ecco così che quella vittima diventa immediatamente l’Altro da noi. Noi sani, noi puliti, noi robusti. Fino a quando non capita che il virus passi la frontiera.

Oltre ad avere rivelato la debolezza di questo nostro genere umano, che si pensa al di sopra della natura, la pandemia ha messo in luce la triste incapacità di convivenza, se non all’interno dei confini nazionali. Peraltro, in Italia ha colpito il nord benestante ed efficiente: cosa si sarebbe detto, se fosse scoppiato al sud?…

Così, in pochi mesi, siamo diventati noi l’icona del male. Se i tanti (troppi) nostri connazionali che al seguito del Capitano si lanciavano in giaculatorie offensive nei confronti degli stranieri, attribuendo loro le colpe di ogni male, riflettessero di come sia facile ritrovarsi dall’altra parte del confine, chissà, potremmo persino dire grazie al coronavirus. Che prima o poi cesserà di esistere. Il razzismo forse no.


Unione europea

Sono sei i paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi) che il 25 marzo 1957 firmarono i trattati che istituivano la Comunità economica europea (Cee) e la Comunità europea per l’energia atomica (Euratom)