Economia in bianco e nero – marzo 2016
Riccardo Barlaam

L’obiettivo è ambizioso, ma concreto: portare elettricità a 50 milioni di persone nell’Africa subsahariana entro i prossimi quattro anni. Il presidente americano Barack Obama ha appena firmato una legge, la Electrify Africa Act, che impegna l’amministrazione americana, da qui al 2020, a garantire l’accesso alla rete elettrica per milioni di persone in Africa, attraverso un programma di sviluppo e una partnership tra pubblico e privato. Qualcuno di certo ci guadagnerà, come le imprese costruttrici di reti, centrali elettriche, pannelli solari, che saranno spesso americane. Ma la notizia è positiva, sperando in risultati tangibili e duraturi per le persone.

Al momento, tanto per avere un’idea, si stima che circa 2/3 della popolazione africana non abbia accesso alle reti elettriche. Ci sono voluti quasi due anni per completare l’iter procedurale nei due rami del Congresso Usa. La legge appena approvata, secondo diversi analisti, impegnerà la Casa Bianca anche dopo la fine del secondo mandato di Obama.

«Questa nuova legge – ha spiegato Ed Royce, presidente della Commissione esteri del Congresso e supporter dell’iniziativa – migliorerà la vita quotidiana di milioni di persone, riducendo la dipendenza da carbone e da altre fonti di combustibile tossico che producono fumi che uccidono più di Aids e malaria messi assieme». La legge promuove anche lo sviluppo di fonti economiche e rinnovabili di energia.

La società di consulenza McKinsey stima che per collegare l’intera popolazione del continente nero alla rete elettrica entro il 2030 ci vorranno investimenti enormi, pari a 835 miliardi di dollari. Una cifra esorbitante.

I primi passi. Con la nuova legge il governo americano ha messo sul piatto impegni finanziari per 7 miliardi di dollari. E prevede che questi finanziamenti muovano ulteriori investimenti, promessi da partner pubblici e privati, per 43 miliardi di dollari da qui al 2020.

I 48 paesi dell’Africa subsahariana, che hanno una popolazione che supera i 900 milioni di persone, producono energia elettrica come la Spagna, paese di 46 milioni di abitanti. La mancanza di elettricità è un grosso ostacolo alla crescita economica e all’uscita dalla povertà per milioni di persone.

Obama, che è il primo presidente afroamericano, con un nonno kenyano, criticato finora per le sue belle parole che non corrispondevano ad altrettante azioni, aveva promesso un anno fa di «far uscire l’Africa dal buio», in un suo discorso a Città del Capo, in Sudafrica. «Power Africa – aveva detto – farà raddoppiare la produzione di energia elettrica nel continente più povero del mondo. Da allora il programma “Power Africa”, seguito dall’agenzia UsAid, ha ingranato una marcia più decisa. Dopo la firma della legge da parte della Casa Bianca, con tanto di finanziamenti, diventa operativa. Un impegno scritto.

Andrew Herscowitz, il coordinatore del programma “Power Africa” ha spiegato che cercheranno di facilitare gli investimenti, adattandoli alle realtà del territorio. «Siamo come un farmacista al quale le persone si rivolgono quando hanno bisogno. Dobbiamo capire ciò che è necessario, caso per caso, come aiutarli al meglio. In alcuni progetti la parte pubblica può essere più coinvolta, in altri lo sarà meno».

Ogni anno le società elettriche di mezzo mondo firmano accordi con i governi africani da miliardi di dollari per costruire infrastrutture elettriche, reti, centrali e impianti. Manca, in molti casi, l’ultimo miglio, l’impianto domestico. E in questi progetti molto potranno fare le partnership con le università e i governi locali. Un progetto in questo senso è già stato presentato l’anno scorso dalla Fondazione per la Collaborazione tra i popoli di Romano Prodi, che prevede l’utilizzo di mini impianti solari per le utenze domestiche nelle aree rurali dell’Africa subsahariana.

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