Pellegrino per un sogno di pace
Da sei anni, John Mpaliza gira l’Europa a piedi per sensibilizzare persone e istituzioni sul dramma del popolo congolese, oppresso da decenni di violenze e instabilità, le cui radici economiche coinvolgono l’Occidente. L’ultima delle sue marce è partita domenica da Reggio Emilia ed è attesa a Bruxelles il prossimo 8 dicembre: in quell'occasione, John consegnerà al parlamento europeo una petizione per chiedere di fermare i massacri che stanno avvenendo nella zona di Beni, nel Nord Kivu.

Camminare e raccontare. Questa, da sei anni, è la vita e la missione di John Mpaliza, ingegnere informatico di 47 anni, cittadino italiano di origine congolese. L’urgenza di far conoscere la situazione del paese in cui è nato l’ha spinto a lasciare il suo posto da programmatore presso il Comune e la sua casa a Reggio Emilia, intraprendendo una serie di cammini su e giù per l’Europa per incontrare quante più persone possibili e cercare di smuovere le istituzioni.

Un Paese ricco da morire

La Repubblica Democratica del Congo vive da decenni una situazione drammatica legata allo sfruttamento delle risorse minerarie e naturali. «È un Paese ricco da morire», spiega John, «Non c’è un minerale che in Congo non si trovi in abbondanza, ma proprio per questo i congolesi muoiono. Troppi interessi in gioco: c’è chi preferisce mantenere l’instabilità, per potersi appropriare delle materie prime illegalmente e quasi gratuitamente». Avorio, ricchezze naturali, oro, uranio, diamanti e i tanto ricercati cobalto e coltan – spesso estratti da minatori bambini -, indispensabili per costruire dispositivi tecnologici di ultima generazione; risorse che vengono poi esportate in tutto il mondo, ma che celano inaudite violenze sulla popolazione. Anche la famiglia di John ha subìto lutti a causa di questa situazione e una sorella risulta ancora dispersa. Le donne, inoltre, sono particolarmente minacciate: la violenza su di loro viene utilizzata in modo sistematico come arma di guerra e contribuisce a destabilizzare profondamente le comunità locali.

«Ma io, che cosa posso fare?»

Tutto inizia da questa domanda, che porta John a tentare varie strade, fino a diventare il peace walking man. Il suo impegno si sviluppa su due fronti: da un lato, raccontare alle persone quanto accade nel suo paese d’origine e spronarle ad informarsi, a rendersi conto di quanto le scelte di consumo quotidiane abbiano un ruolo nell’alimentare un sistema iniquo e violento; dall’altro, si rivolge alle istituzioni affinché approvino leggi più giuste e istituiscano maggiori controlli sull’economia. In questi anni, John ha marciato per il suo Congo, per chiedere la tracciabilità delle materie prime, ma anche per il popolo siriano; tra le sue méte Roma, Padova, Reggio Calabria, Helsinki, oltre al Cammino di Santiago che gli ispirò questa forma di lotta nonviolenta.

Verso il parlamento europeo

Questa volta è diretto a Bruxelles dove lo aspettano al parlamento europeo l’8 dicembre per una conferenza stampa e la consegna di una petizione in cui chiede di fermare i massacri che si stanno consumando in Congo nella regione di Beni, sotto gli occhi della comunità internazionale. «Firmare la petizione non costa niente, ma è un grande aiuto perché rende più autorevole la nostra richiesta agli occhi delle istituzioni», spiega John.
Lo accompagna nel cammino Riccardo Montanari, un giovane di Reggio Emilia, e altri amici si affiancano a loro per percorrere insieme un tratto della marcia: domenica scorsa, alla partenza, dopo i saluti delle autorità, hanno camminato in un centinaio da Reggio Emilia a Novellara. Il percorso è poi continuato verso Mantova, poi Cerea e Legnago in provincia di Verona, Montagnana e Monselice in provincia di Padova. Il tutto punteggiato di incontri presso scuole, associazioni, parrocchie, luoghi di culto, ovunque ci sia qualcuno disposto ad ascoltare e a farsi coinvolgere dall’energia con cui John racconta la sua missione.

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Nella foto: Riccardo Montanari e John Mpaliza