Al Kantara – maggio 2013

L’ascesa al potere degli islamisti in Egitto dopo la rivoluzione del 25 gennaio 2011 preoccupa molto la comunità cristiana in questo paese, la cui scena politica è dominata dal movimento islamista dei Fratelli musulmani (Fm). Di fatto tutti i poteri, giudiziario, legislativo ed esecutivo, sono concentrati nelle mani di Mohammed Morsi, il primo presidente eletto democraticamente dopo decenni di dittatura militare. Morsi è membro del movimento dei Fm, il quale ambisce a “re-islamizzare” le istituzioni e la società civile.

Le frange estremiste della confraternita dei Fm e quelle del movimento salafita, suo alleato, sono molto ostili ai copti: li considerano dei miscredenti ai quali lo stato deve impedire di costruire chiese e deve reintrodurre per loro lo statuto di dhimmi (cittadini non musulmani sottomessi con l’obbligo di pagare la jizya, una tassa prescritta dalla legge islamica).

In passato, anche sotto i regimi militari, cosiddetti laici, la vita dei copti non è sempre stata facile. Spesso sono stati strumentalizzati politicamente, specie durante il trentennio Mubarak, per canalizzare la rabbia popolare verso lo scontro interconfessionale tra cristiani e musulmani, con lo scopo di sviare l’attenzione degli egiziani dai problemi della giustizia sociale, della libertà e della corruzione da un lato, e giustificare lo stato di polizia e la repressione dall’altro.

Oggi, sotto il regime islamista, la questione copta continua ad essere strumentalizzata. A distanza di quasi un anno dall’elezione di Morsi e a sei mesi da quella del nuovo patriarca copto ortodosso Tawadros II, nulla è stato fatto riguardo al processo di riconciliazione tra musulmani e copti.

Gli episodi di violenza che all’inizio di aprile scorso hanno coinvolto cristiani, musulmani e forze dell’ordine, ripropongono le stesse dinamiche dei tempi passati in maniera ancora più drammatica; ne sono la dimostrazione gli scontri sanguinosi nel recinto della cattedrale di San Marco al Cairo, avvenuti il 7 aprile durante la celebrazione dei funerali di quattro copti rimasti uccisi due giorni prima in uno scontro con i musulmani.

L’attacco alla cattedrale, luogo simbolo dei copti ortodossi, è stato considerato un atto gravissimo «senza precedenti» nella storia dell’Egitto dal patriarca Tawadros II che ha esplicitamente chiamato in causa Morsi: «Ha promesso di fare di tutto per proteggere la cattedrale ma non è quello che noi vediamo». Un dispaccio della France Presse del 9 aprile ha parlato di «immagini diffuse da varie tivù che mostravano la polizia lanciare lacrimogeni in direzione della cattedrale».

Accuse gravi che denotano una forte tensione tra i vertici della Chiesa copta e lo stato. L’elezione di un islamista come rais della repubblica post rivoluzionaria ha accentuato il sentimento di insicurezza e di marginalizzazione di circa 8 milioni di copti. La Chiesa copta imputa a Morsi il fatto di aver imposto agli egiziani una Costituzione che favorisce gli islamisti nel loro intento di istituire l’islam come unica fonte della legislazione. Per questo motivo i copti si sono ritirati della commissione incaricata di redigere la nuova Costituzione. È utile ricordare che la Costituzione è stata approvata nel dicembre 2012 con il favore del 63,8% della popolazione ma con un tasso di partecipazione inferiore al 33%.

Nonostante abbia dichiarato di voler essere il «presidente di tutti» e abbia condannato la violazione della sacralità della cattedrale di San Marco, Morsi (e i Fm) nutre dei risentimenti nei riguardi della comunità copta. Alle presidenziali I copti hanno votato in maggioranza per Ahmed Shafik, ex ministro di Mubarak, e al referendum sulla Costituzione hanno votato “no”. Occorre inoltre rammentare che il precedente patriarca Shenuda III era a favore del passaggio del potere al figlio di Mubarak.

Le frange estremiste degli islamisti, non nutrono solo risentimento nei confronti della comunità copta e di altri cristiani. La massiccia diffusione dei canali tivù via satellite ha favorito il proliferare di telepredicatori jihadisti che seminano odio nei confronti dei copti, che considerano «infedeli», e di tutti coloro che non condividono la loro dottrina.

E un estremismo tira l’altro. Anche dalla parte cristiana, vi sono frange intransigenti che attraverso le tivù diffondono all’interno della loro comunità impulsi islamofobi e fomentano lo scontro interconfessionale. Due giorni prima dello scontro alla cattedrale, alcuni ragazzi copti hanno disegnato una croce sulla facciata di un istituto islamico nella città Al-khoussous: un pretesto servito su un piatto d’argento ai fanatici dell’altra sponda per compiere atti di violenza.

Di fronte a questa nuova escalation di scontri tra musulmani e cristiani, il nuovo regime accusa fouloul a-nidam (i resti del vecchio regime) di strumentalizzare il discorso interconfessionale per mettere in difficoltà gli islamisti al potere e provocare il caos.