I giocatori del Chebba imbarcati su alcuni pescherecci hanno minacciato di emigrare in Italia via mare

“Se non riammettete la squadra in campionato, migriamo tutti in Italia”. È questa la minaccia shock lanciata dai tifosi del CS Chebba, in protesta con la federazione tunisina dopo l’esclusione del club dal campionato, ratificata lo scorso 17 ottobre.

Un provvedimento drastico, arrivato dopo mesi di tensioni tra il club bluverde e la FTF, ma non all’improvviso.

Tutto, infatti, ha avuto inizio nel settembre del 2019 quando, attraverso un durissimo comunicato diffuso sui propri account social ufficiali, il Chebba ha aspramente criticato l’operato di Wadii Jariii – il presidente federale – sostenendo di essere stata più volte vittima di errori arbitrali. La FTF non ha esitato ad usare il pugno duro, multando i chebbistes con un’ammenda da 180 mila dinari tunisini, l’equivalente di circa 55 mila euro.

Niente, comunque, in confronto all’esclusione dal campionato sentenziata dalla FTF lo scorso ottobre. Ufficialmente per problemi burocratici, legati alla mancanza di alcuni documenti, ma c’è chi sospetta una sorta di dispetto della federazione nei confronti di Taoufik Mkacher, presidente del Chebba e storica voce critica del presidente Jarii.

Intervistato sulla questione da Jeune Afrique, il rampante uomo d’affari non le ha mandate a dire, gridando al complotto politico: «È chiaramente un pretesto! Con questa decisione, che ha preso quasi da solo, Wadii Jarii vuole regolare i conti con il CSC, e soprattutto con me». 

La pensano come lui anche i tifosi e gli abitanti di Chebba, che sono scesi in strada lo scorso 19 ottobre per contestare la decisione della FTF e hanno dato vita ad una mobilitazione generale, paralizzando la città per diversi giorni: «La gente di Chebba è arrabbiata per le vessazioni subite dalla federazione. Chiediamo l’intervento del presidente della repubblica», ha spiegato Sadok Khennasa, figura di spicco di un gruppo di cittadini sorto spontaneamente per dare sostegno al CSC.

In questo clima di tensione, un fan club locale ha addirittura invitato i tifosi ad imbarcarsi sulla rotta migratoria verso l’Italia in segno di protesta, distribuendo moduli a chiunque fosse interessato e ottenendo anche la benedizione di diversi uomini facoltosi, pronti ad offrire le loro barche per la traversata.

L’iniziativa ha avuto un discreto successo: a firmare sono stati in duemila, tra cui anche diversi giocatori del vivaio del club. Anche se in realtà la cosa dovrebbe avere un valore esclusivamente simbolico. Ne è convinto Nebrass Heddhili, giornalista del quotidiano Al-Arab: «Tutto questo ha l’unico scopo di mettere pressione alla federazione tunisina».

Che però avvisa: «La maggior parte dei residenti di Chebba è consapevole che questa non è un’iniziativa seria. Ma temo che la cosa possa sfuggire completamente dalle mani del comitato organizzatore, perché le persone delle città e dei villaggi vicini, che vedono questa iniziativa come un barlume di speranza per lasciare il paese, hanno iniziato a raggiungere Chebba e ad iscriversi».

Per ora la polizia locale è riuscita a contenere il fenomeno, ma il timore è quello di possibili rivolte, specie quando queste persone vedranno svanire la speranza di raggiungere l’Europa. Quelle del Chebba di partecipare alla prossima Ligue 1, partita ieri, sono invece ridotte al lumicino. Solo il 3 dicembre scorso, infatti, il TAS di Losanna ha definitivamente chiuso la partita legale, rigettando il ricorso del club tunisino. E adesso tutti si chiedono: come reagiranno i tifosi?

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati