Mali / Timbuctù
In Mali è stata inaugurata la ricostruzione di una parte dei 14 mausolei di Timbuctù, che erano stati distrutti dagli estremisti islamici quando avevano occupato il nord del paese nel 2012. Gli aiuti internazionali, dell'Unesco e la buona volontà dei cittadini hanno avuto successo. Un esempio di come si può reagire al terrore.

Tre anni fa 14 dei 16 mausolei di Timbuctù venivano distrutti dagli estremisti islamici. Oggi, a un anno dall’inizio dei lavori grazie agli aiuti internazionali, il Mali ne ha già ricostruiti otto, mentre il rifacimento degli altri verrà concluso entro la fine del 2015.

I meravigliosi mausolei, patrimonio dell’umanità, come tutta la città, erano stati distrutti dai jihadisti quando avevano preso il controllo della storica città maliana e di tutto il nord del paese e meta di pellegrinaggio per i fedeli islamici dell’Africa occidentale, prima di essere cacciati dall’intervento armato francese l’anno successivo.

Nel 2012 un colpo di stato ha deposto il presidente maliano democraticamente eletto Amadou Toumani Touré, e con il conseguente crollo del potere statale diede al gruppo separatista Tuareg del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (Mnla) la possibilità di dichiarare unilateralmente l’indipendenza nella parte settentrionale del paese.

Furono queste le precondizioni che favorirono l’avvento dei tre gruppi islamisti: Ansar Dine, Mujao (Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa Occidentale), e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim). Questi gruppi trovarono la strada spianata e in pochi giorni hanno conquistato all’Mnla le città settentrionali del paese, tra cui Timbuctù. Da quel momento l’inno della guerra santa è risuonato tonante nella città di origine Tuareg, patrimonio culturale dell’umanità, centro della cultura islamica dal XIII al XVII secolo e importante fulcro culturale del mondo arabo che richiamava a se migliaia di studenti da tutto il mondo. Questi movimenti tentarono di introdurre infatti un governo basato su una rigorosa interpretazione della sharia nelle zone da loro controllate.

«Qui c’è un gran stuolo di dottori, giudici, preti e altri uomini di cultura […]. Qui vengono portati diversi manoscritti e libri scritti da fuori della barbarie, che sono venduti qui ad un prezzo più alto di qualsiasi altro bene», così scrisse Leone l’Africano quando giunse a Timbuctù nel 1526 ammaliato e affascinato dalla bellezza di una città dai colori sahariani. Da sempre considerata l’Eldorado del mondo arabo è sempre stata circondata da mistero e fascino, tanto che in Europa si discuteva riguardo la sua reale esistenza fino agli inizi del 1800, quando se ne ebbe prova certa grazie al ritorno in patria dell’esploratore Renè Cailliè.

Ma nemmeno la bellezza di questa “perla del deserto” ha frenato la brutalità dell’ideologia della guerra santa; infatti, tutto ciò che è contro i principi del fondamentalismo sunnita viene distrutto. Così come le migliaia di persone uccise e perseguitate, anche la cultura è una grande vittima silenziosa in cui la storia e le origini dell’umanità vengono distrutte con picconi, disprezzo e risate. Un odio che lascia solo polvere e macerie e che trova eco nei video online girati come documentari di “divertenti” demolizioni.

In questo modo brutale e cinico vennero distrutti e vandalizzati antichi manoscritti, moschee e i mausolei di Timbuctù, santuari e tombe sacre dei padri fondatori della città, venerati come santi dagli abitanti. L’Unesco definì tale atto come «tragico» e sollecitò tutti i paesi coinvolti nel conflitto ad «esercitare la propria responsabilità».

Cosi a marzo 2014 sono iniziati i lavori di ricostruzione dei 14 mausolei distrutti grazie all’iniziativa promossa dal Mali e dall’Unesco stessa, che non sarebbe stata possibile senza gli aiuti finanziari di Andorra, Bahrain, Croazia e Mauritius e il supporto logistico della Missione delle Nazioni Unite in Mali (Minusma). I finanziamenti previsti per l’intera operazione sono di 11 milioni di dollari, di cui tre già stanziati.

L’Unesco si è rivolto alla Corte Penale Internazionale (Cpi) perché venga punita con decisione la distruzione dei mausolei e Irina Bokova, capo dell’Unesco, ha ricordato che la distruzione di un patrimonio dell’umanità è considerato come crimine di guerra e che presto l’istruttoria della Cpi potrà presto formalizzare le accuse. Due mesi fa infatti c’è stato un primo incontro in proposito tra la Bokova e la procuratrice della Cpi, Fatou Bensouda.

Sempre la Bokova, celebrando la ricostruzione dei mausolei, ha detto «Il vostro lavoro è una lezione di tolleranza, dialogo e pace». Lo ha fatto rivolgendosi agli operai che hanno lavorato alla ricostruzione.

Il caso di Timbuctù è in effetti un esempio di come si possa combattere a modo proprio l’ignoranza dell’estremismo islamico. Con scalpelli e pazienza questa perla del deserto ha trovato la forza di rimettersi in piedi partendo dalle colonne portanti della cultura e della bellezza. Una faticosa iniziativa sinonimo di rinascita e di pace, capace di far dialogare diversi paesi. La forza della solidarietà e dell’unione è ancora in grado di andare oltre i confini imposti dalla paura. Timbuctù insegna.

Nella foto in alto, uno dei mausolei di Timbuctù in Mali.

Nella gallery sopra una cartina del Mali con Timbuctù in evidenza e operai a lavoro nella ricostruzione dei mausolei distrutti dagli estremisti islamici nel 2012.(Fonte: Afp photo / Sebastien Rieussec)