Il Brasile, la terra e la morte di un missionario
Aveva 32 anni, era arrivato in Brasile da appena un anno. Padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano fu ucciso il 24 luglio 1985, nella regione di Rondonia. La febbre della colonizzazione della terra era altissima: fazendeiros violenti e molta gente povera in cerca di futuro. Un’immensa frontiera di “progresso”, dove si lottava per conquistare terra palmo a palmo. Padre Lele scelse la parte dei poveri – gli indios e i lavoratori della terra – e con loro rimase fino al sangue. A venticinque anni di distanza, i suoi confratelli comboniani in Brasile gli scrivono una lettera.

Ezechiele, cos’è la resurrezione? Svelacelo, martire della terra: come possiamo ancora credere nella vita quando continuano violazioni così evidenti dei diritti della gente? Ricordiamo la tua passione per la causa dei popoli indigeni. Ma ancor oggi più del 50% delle loro terre non è identificata e registrata: alla mercè di chiunque voglia invaderla per impossessarsene.

 

Tu hai dato la vita perché tutti avessero un pezzetto di terra, ma ancor oggi il Brasile è campione mondiale per la concentrazione della terra. Il prossimo settembre, la chiesa e molti movimenti cominceranno una grande campagna per porre un limite alla proprietà privata. Sappiamo che, dall’alto, tu ci sosterrai!

 

Risuonano ancora le tue parole: «Sento spesso un grande desiderio di piangere, nel vedere chilometri e chilometri di staccionate col filo spinato a protezione delle grandi proprietà...». Come non piangere ancor oggi, quando sta per essere approvata una riforma del Codice forestale, che prevede nuove riduzioni della foresta e delle aree di preservazione permanente?

 

Ogni giorno di più la vita è minacciata dall’illusione della crescita e del progresso. Ma questo progresso succhia risorse e fertilità dalle vene aperte dell’America Latina… Nella tua Rondônia, l’anno scorso, quattromila persone si sono inginocchiate durante l’incontro delle Comunità di Base. Hanno chiesto perdono per gli enormi impianti idroelettrici e le dighe nel Rio Madeira: allagamenti, devastazione e sfollamento di intere comunità… solo per servire la sete di energia delle grandi multinazionali! Possiamo ancora credere, Lele, che Davide sconfiggerà Golia?

 

Una tua sorella di sangue, suor Dorothy, é stata uccisa nel 2005 nella regione del Pará per gli stessi conflitti. I suoi assassini sono ancora in libertà. Dov’è il potere pubblico che dovrebbe difendere i nostri diritti? Dov’è la chiesa della liberazione, per la quale hai donato tutta una vita? Come e quando questa chiesa riconosce ed imita i suoi martiri?

 

Sono scomparsi, i martiri. Oggi la misura delle fede non sembra essere più la croce della persecuzione, ma l’approvazione di massa dei grandi showmen religiosi, miracoli ambulanti che giocano con i sentimenti popolari, offrendo in piazza o nel tempio il grande spettacolo della religione. Gli stessi movimenti sociali, con cui tu hai lavorato tanto, oggi spesso sembrano intrappolati da logiche di controllo e distribuzione del potere.

 

Il sapore del Vangelo

Nel mezzo di tutte queste contraddizioni e fallimenti, tu ripetevi spesso che «stare tra i poveri é come creare primavera». Crediamo in questa primavera, Ezechiele! Sentiamo che la vita palpita nelle vene di questa gente, malgrado le minacce che aleggiano su di loro. Ci stupisce ogni giorno la resistenza e la dedizione delle donne, leader di comunità: è da loro che tu hai imparato!

La tua passione non è stata invano: oggi gli occhi della gente si illuminano quando si parla di padre Ezequiel o di irmã Dorothy! Luci distanti, ma perenni; stelle fisse all’orizzonte. Sì: la nostra gente ha ancora orizzonti, malgrado tutto.

 

Alcuni hanno perso il sogno, si vedono obbligati a vivere giorno dopo giorno. Ma altri, al loro fianco, guardano ancora lontano, lottano per un cambiamento, credono nell’onestà, si donano fino alla fine. Non immagini, Ezechiele, quanto sia importante per loro il tuo esempio e la vita di molti altri che lottano giorno per giorno! Le tue parole fecondano la vita di molti giovani: «Ho la passione di chi insegue un sogno. Questa parola ha un’intensità tale che, quando l’accolgo nel mio animo, sento che una liberazione sanguina dentro di me».

 

La chiesa che tu sognavi e per la quale hai lavorato è ancora in costruzione: dipende da noi darle un sapore di Vangelo. Tu commentavi: «È un nuovo modo d’essere chiesa. Avanzo in questa logica. Le attività sono legate al sociale, ad una trasformazione concreta. Il ruolo principale è dei laici. Loro sono la chiesa. Si interessano di tutto. Il lavoro è di unione: insieme cerchiamo vie d’uscita per i molti problemi intrecciati tra loro: terra, popoli indigeni, sanità pubblica, analfabetismo… I miei occhi si sforzano con difficoltà nel riconoscere la storia di Dio qui. La croce è la solidarietà di Dio nel cammino e nel dolore delle persone. L’amore di Dio è più forte della morte. La vita è bella e sono felice di donarla!»

 

È questa la resurrezione, padre Lele: donarsi con gioia, perché questa gente viva! Anche tu continui a vivere, martire della terra e del sogno di Dio. Che questa vita si trasmetta, appassionata, ai molti discepoli di Gesù di Nazareth, che vogliono ancora creare primavera.