Marocco: non si placa il dissenso
In Marocco, la regione settentrionale del Rif è da circa due settimane epicentro di un’ondata di proteste che sta mettendo in difficoltà il regno. Ogni sera, dopo la rottura del digiuno del ramadan, migliaia di persone affollano le strade di Al-Hoceima chiedendo la liberazione del leader del movimento e risposte concrete per lo sviluppo sociale ed economico della regione. È la protesta più grande e ampia dopo i movimenti del febbraio 2011, in contemporanea con le “primavere” arabe.

Due nuovi arresti sono avvenuti ieri, tra cui quello di Nabil Ahamjik, numero due della protesta che da metà maggio scuote Al-Hoceima e la regione del Rif, nel nord del Marocco. Già il 29 maggio scorso l’arresto del portavoce del movimento, Nasser Zafzafi, avrebbe dovuto, nelle intenzioni delle autorità, bloccare l’ondata delle manifestazioni in corso. Invece la protesta è continuata, malgrado altri fermi. Zafzafi aveva interrotto a Al-Hoceima la predica del venerdì dell’imam, accusandolo di essere al servizio del potere. Dopo tre giorni di latitanza era stato catturato.

Il movimento ha le sue radici nell’ottobre scorso quando Mouchine Fikri, un venditore di pesce, è morto in un tragico incidente. Fermato con del pesce spada, la cui cattura è proibita, la polizia locale l’aveva sequestrato e gettato in un camion della spazzatura. Nell’estremo tentativo di salvare la sua merce era stato letteralmente macinato dal meccanismo che tritura i rifiuti. Le raccapriccianti immagini dell’incidente avevano fatto il giro del paese, sollevando l’indignazione generale. Non solo il Rif ma anche le principali città del paese avevano visto sfilate di protesta contro l’emblema di una disperazione dovuta alle condizioni di vita della regione, e di una amministrazione insensibile ai bisogni della gente. Il re Mohammed VI era stato costretto a fare le condoglianze alla famiglia e a ordinare un’inchiesta che ha portato a sette condanne a fine aprile.

Il movimento, denominato hirak errif (orbita del Rif) intanto è cresciuto, anche perché la lunga trattativa per formare il nuovo governo, dopo le elezioni di ottobre, aveva lasciato il Rif senza interlocutori e soluzioni. Zafzafi, figura carismatica, molto attiva sui social, ne era diventato del tutto naturalmente il portavoce. È la protesta più grande e ampia dopo i movimenti del febbraio 2011, in contemporanea con le “primavere” arabe.

La regione, culturalmente berbera, è da sempre uno dei focolai della contestazione alla monarchia. La sua tradizione rimonta a quasi un secolo fa, dalla rivolta degli anni ’20, schiacciata dai francesi, alla ribellione poco dopo l’indipendenza, nel 1958, durante la quale si era fatto le ossa nel reprimerla senza pietà il padre dell’attuale re, Hassan II che replicherà poi nel 1984.

La regione vive in una condizione di emarginazione, il potere eroso dalla corruzione non sembra in grado di far fronte alle esigenze di una gioventù che ha come sola alternativa al traffico di droga l’emigrazione. Il mese del Ramadan non ha fiaccato la mobilitazione. Le proteste avvengono la sera, dopo la rottura del digiuno, e invadono le vie della città costiera di Al Hoceima e degli altri centri minori. La crescente presenza della polizia non ha raffreddato gli animi. I manifestanti chiedono non solo il rilascio dei prigionieri ma anche risposte concrete per lo sviluppo di una regione che si sente da sempre trascurata dal potere centrale e locale. Oltre alle rivendicazioni sociali ed economiche si aggiunge quella culturale dell’identità berbera della regione e di un conseguente riconoscimento amministrativo.