Tunisia / Ebraismo
Negli ultimi due giorni sull’isola di Jerba in Tunisia, si è svolto il tradizionale pellegrinaggio alla sinagoga della Ghriba. Un rito molto antico per la comunità ebraica che avviene ogni anno nel 33° giorno dopo la Pasqua ebraica. Quest'anno lo si è celebrato tra rafforzate misure di sicurezza. Una messa alla prova dopo l'attentato del museo del Bardo del 18 marzo scorso.

Si è svolto dal 6 al 7 maggio, tra eccezionali misure di sicurezza e senza incidenti, il tradizionale pellegrinaggio alla sinagoga della Ghriba sull’isola di Jerba. Qualche giorno fa il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva lanciato l’allarme sul pericolo di attentati e aveva invitato i propri connazionali a non recarsi in Tunisia. Pronta la reazione del ministro tunisino dell’Interno, Mohamed Najem Gharsalli, che aveva smentito l’esistenza di problemi di sicurezza recandosi di persona, domenica scorsa, sul luogo del pellegrinaggio. Al premier israeliano aveva risposto anche Perez Trabelsi, responsabile della sinagoga e presidente della comunità ebraica di Jerba affermando che “Jerba è in sicurezza più che Israele”.

Una questione d’immagine
Per il Paese è soprattutto una sfida sul piano dell’immagine. Jerba è una delle mete turistiche più celebri del Paese e del Mediterraneo. Dopo l’attentato al museo del Bardo a Tunisi dello scorso marzo, la Tunisia punta a ristabilire le massime condizioni di sicurezza per rilanciare il turismo. Turismo che, va ricordato, era già crollato dopo la rivolta popolare dell’inizio 2011, nonostante resti ancora uno dei principali motori dell’economia tunisina. All’evento hanno partecipato alcune centinaia di pellegrini della piccola comunità ebraica tunisina ed almeno 500 ebrei dall’estero, principalmente dalla Francia. A sottolineare il carattere strategico del pellegrinaggio è stata la presenza di ben tre ministri del governo tunisino: del Turismo, degli Affari religiosi e della Cultura. 

Una lunga storia alle spalle
La sinagoga di Jerba è la più antica dell’Africa. Era stata oggetto di un attentato nell’aprile 2002, attribuito ad Al Qaida, che aveva provocato una ventina di vittime tra i turisti. Il pellegrinaggio annuale si svolge in occasione della festa ebraica del Lag Ba’omer, 33 giorni dopo la Pasqua ebraica, e riuniva la comunità ebrea di tutto il Maghreb.
La festa religiosa si svolge in due giorni ma tradizionalmente continuava per una settimana, coinvolgendo moltissimi turisti; dal 2011 tutta la manifestazione si esaurisce in due sole giornate.
Il pellegrinaggio a Jerba rimane la manifestazione religiosa ebraica più importante del Maghreb, anche dopo che la numerosa comunità ebraica, da secoli impiantata nella regione, è andata scemando progressivamente con la nascita di Israele (1948), con l’indipendenza dei paesi maghrebini, e con il susseguirsi delle guerre arabo-israeliane e, per gli ebrei tunisini, dopo il raid aereo israeliano sul quartier generale dell’Olp (1985) che si era trasferito a Tunisi dopo la guerra in Libano.  La comunità ebraica tunisina si è così ridotta a circa 1.500 persone (di cui un migliaio a Jerba) rispetto alle 120.000 del 1947.

Presenza sempre più esigua
Prima della rivolta popolare del 2011, il pellegrinaggio vedeva la partecipazione di diverse migliaia di persone, fino a 6-8.000 negli anni migliori. Poi la crisi politica e l’instabilità nella regione avevano grandemente ridotto l’affluenza sia dei fedeli sia dei turisti. Il pellegrinaggio del 2015 doveva segnare una decisa controtendenza ed il rilancio del turismo nell’isola e nel paese. L’attentato del Bardo ha guastato un po’ la festa, ma la sfida sul piano dell’immagine, se non dei numeri, è riuscita.

Nella foto in alto la targa all’ingresso della sinagoga della Ghriba sull’isola di Jerba.