La razzia del palissandro - Nigrizia
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Le foreste africane decimate dal traffico illegale verso la Cina
La razzia del palissandro
La brama cinese per il pregiato legname dell’albero, in via di estinzione e ciò nonostante il più contrabbandato al mondo, alimenta un mercato nero da miliardi di dollari. La Nigeria rimane il più grande esportatore africano, grazie allo sfruttamento delle foreste tropicali in Camerun
25 Febbraio 2022
Articolo di Marco Cochi
Tempo di lettura 4 minuti

Il commercio illegale del legname di palissandro è una delle attività più redditizie del mondo e colpisce gran parte del Sudest asiatico e parti dell’Africa subsahariana. Quando, all’inizio del 2010, in Africa occidentale la domanda ha iniziato ad aumentare, in pochi anni le esportazioni sono passate da cifre prossime allo zero a centinaia di milioni di dollari. 

La cospicua richiesta del palissandro è dovuta alle sue magnifiche sfumature di colore rosso sangue e alla sua resistenza, che l’hanno reso l’albero più contrabbandato del mondo, per un giro d’affari complessivo annuale di 1 miliardo di dollari.

Anche se è importante specificare che il termine palissandro è generico, poiché molte specie di alberi vengono commercializzate con questo nome. 

Nell’Africa meridionale, in particolare nello Zambia, il palissandro è meglio conosciuto come mukula (Pterocarpus tinctorius); mentre il palissandro che cresce in Africa occidentale è il kosso (Pterocarpus erinaceous). Entrambe le specie sono in via di estinzione, soprattutto a causa della forte domanda che arriva dalla Cina, dove il loro legname viene utilizzato per realizzare mobili di alto pregio. Una voracità che, assieme al land grabbing, ha contribuito all’abbattimento di foreste ad un ritmo di 4 milioni di ettari all’anno in Africa.

Gli attivisti ambientali affermano che la brama cinese per il legname di palissandro alimenta un mercato nero che da un decennio sta corrompendo funzionari governativi e leader tribali, minando le protezioni internazionali e devastando l’ecosistema.

Nel tentativo di impedirne la rapida scomparsa, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione (Cites) ha inserito sia il kosso che il mukula nell’elenco delle specie dell’Appendice II, che ne vieta l’esportazione.

Già dieci anni fa, il Gambia aveva dichiarato il kosso in via di estinzione e per questo l’aveva tutelato con apposite leggi. Ciononostante, come emerge da un rapporto dell’Environmental Investigation Agency (Eia) intitolato Cashing-in on chaos, il paese africano continua a vendere all’estero questa specie vegetale.

Secondo Raphael Edou, ex ministro dell’ambiente del Benin e attuale responsabile del programma Africa dell’Eia, il traffico transfrontaliero è solitamente radicato in reti criminali ben organizzate che collegano alcuni leader delle comunità locali, commercianti di legname e uomini d’affari stranieri che si occupano dell’esportazione. Edou ha una notevole esperienza relativa a questo traffico illegale, in quanto il Benin è stato uno dei primi centri chiave del commercio di palissandro sostenuto dalla Cina, insieme al Madagascar. Mentre dal 2012 al 2019, circa sei milioni di alberi di palissandro sono stati abbattuti nel vicino Ghana.

I reporter del Museba Project hanno indagato sul fenomeno in Camerun e Nigeria, ricostruendo che il commercio trae origine dall’iniziativa di agricoltori e pastori per assicurarsi lauti guadagni extra. 

Un albero maturo che ha raggiunto un’altezza compresa tra 25 e 30 metri, può valere centinaia di dollari, molte volte più del reddito mensile medio in Camerun. Ogni albero viene tagliato in tronchi lunghi circa 2 metri e mezzo metro per lato, che ai bracconieri fruttano circa 12 dollari ciascuno. Le dimensioni dei tronchi sono dettate dalla necessità di impilarli nei container di spedizione per portarli fuori dall’Africa.

Un meccanismo oliato da sostanziose tangenti riscosse dalle guardie forestali camerunesi, dai capi tribù nigeriani, dai funzionari ambientali nigeriani e dalle autorità portuali di Lagos. Lasciato il continente, i tronchi andranno a rimpinguare il mercato globale di legnami pregiati tropicali, del valore di oltre 3 miliardi di dollari. 

Secondo il World Wildlife Crime Report 2020 delle Nazioni Unite, l’80% di questo legname finisce in Cina e un quinto di questo commercio è rappresentato dal palissandro. 

Ad oggi, la Nigeria rimane il più grande esportatore africano di palissandro, anche se i bracconieri locali e i loro patrocinatori cinesi, dopo aver distrutto le foreste negli stati settentrionali di Cross River, Adamawa, Taraba, Kaduna e Ondo, hanno spostato il loro raggio d’azione in Camerun per sfruttare i 22 milioni di ettari di foresta tropicale del paese, abbattuta ad un ritmo di 1 milione e mezzo di ettari in sette anni, dal 2000 al 2017.

Il traffico illecito tra Camerun e Nigeria fa eco a pratiche simili, che vanno avanti da molti anni lungo il confine del Gambia con la regione meridionale senegalese della Casamance, dove il traffico contribuisce al finanziamento dei gruppi separatisti.

Un’inchiesta della Bbc Africa Eye ha rilevato che molti dei tronchi sezionati provengono dalle foreste della Casamance, dove vengono trasportati illegalmente da camion in Gambia, immagazzinati e successivamente certificati come prodotti legali di quel paese. Il Senegal ha vietato il taglio degli alberi di palissandro e i leader del Gambia si sono impegnati a reprimerne il traffico illecito. Ma tra giugno 2012 e aprile 2020, circa 1,6 milioni di alberi di palissandro sono stati abbattuti illegalmente in Senegal, trasferiti in Gambia e trasportati clandestinamente in Cina, secondo l’Eia. E la razzia continua.

 

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