Il ruolo del web

Funzionano le campagne online, soprattutto dove sono vietate le piazze e nonostante le censure governative. Un modo per coordinare gli esiliati con chi è rimasto in patria. Nuova forma di lotta condivisa a livello panafricano?

Nonostante la copertura della connessione a internet non sia garantita nella maggior parte dell’entroterra dei paesi africani, gli attivisti africani, soprattutto gli studenti o chi abita nelle grandi città, riescono a connettersi e a comunicare principalmente attraverso Facebook e Whatsapp, fruibili con il telefono mobile. Coscienti del grande potenziale della Rete come strumento di mobilitazione, i regimi autoritari non esitano a utilizzare l’arma dell’oscuramento. «Internet costituisce uno dei canali del nostro movimento, nonostante non sia sempre accessibile: ogni volta che siamo alla vigilia di una manifestazione o che si deve prendere una decisione politica, il governo lo taglia, censura i media internazionali e tutto ciò che potrebbe incitare le gente a rivoltarsi», commenta da Brazzaville Daniel, membro del movimento Sassoufit.

Il web resta utile, tuttavia, soprattutto per i militanti dei movimenti emigrati o esiliati all’estero, come i leader di Filimbi, che si coordinano con chi è rimasto in patria, proprio in Rete.

Social opposizione
La funzionalità di internet e dei social network ha raggiunto oggi la sua massima espressione dove la repressione è talmente intensa da non permettere lo strutturarsi di esplicite voci di dissenso, o dove sussiste il ricordo traumatico di una feroce reazione da parte del potere, come quella effettuata nell’aprile 2005 in Togo, durante le contestate elezioni che portarono alla presidenza Faure Gnassingbé, dopo la morte del padre Eyadema che aveva governato il paese per 38 anni. Ecco allora aggirarsi sul web, appoggiandosi a pagine Facebook, la campagna togolese Articolo 59, finalizzata a dare visibilità, nel 2014, al movimento di società civile, sindacati e partiti politici che volevano il ritorno alla Costituzione del 1992, che limitava il mandato presidenziale. «Ma noi, nello stesso tempo, non volevamo far parte di quel movimento», spiega, da Dakar, Tete Enyon, coordinatore della campagna. «Ci sono 109 partiti politici in Togo e se voi portate avanti una campagna come la nostra e non si scelgono bene gli interlocutori, si rischia di fare il gioco di un partito piuttosto che dell’altro». Altro esempio di campagna online è Non toccare l’articolo 57, promossa dal movimento congolese Sassouffit, contro il tentativo di Denis Sassou-Nguesso, poi riuscito nel marzo 2015, di cambiare la Costituzione attraverso un referendum, per potersi ripresentare alle elezioni del 2016, dopo più di 31 anni al potere. Andrea Ngobet, tra i fondatori del movimento, ricorda che «il movimento è nato nell’ aprile 2014 con Facebook e ci siamo affermati prima sui social network. (…)

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*Luciana de Michele è giornalista freelance. Il suo blog: http://africalive.info/

 

Classifica pagine facebook dei movimenti cittadini (dati del 5 febbraio 2016)

Balai citoyen: 39.061

La Lucha: 17.202

Yem: 16.917

Filimbi: 8.215

Ça suffit comme ça: 5.724

Ras-le-bol: 2.825

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