5 ottobre 2013

Dal messaggio di padre Enrique Sánchez González, superiore generale dei missionari comboniani, in occasione del decimo anniversario della canonizzazione.

Per noi che abbiamo fatto del suo carisma l’opzione della nostra vita è un momento speciale per domandarci fino a che punto la sua santità si è trasformata nel nostro itinerario personale di santità e come la sua santità ha trasformato le nostre vite, facendo di ognuno di noi autentici uomini e donne di Dio, consacrati interamente alla missione.

D’altra parte, per noi che ci riconosciamo eredi del suo carisma e continuatori della sua opera missionaria, questa celebrazione diventa un’opportunità che non possiamo lasciar passare senza chiederci come abbiamo vissuto il dono della santità del Comboni nel nostro servizio missionario, nella nostra esperienza di vita comunitaria, nella testimonianza di vita, nella radicalità e nella chiarezza delle nostre opzioni. Papa Francesco ci ha ricordato che i pastori devono essere impregnati dell’odore delle pecore. Sarebbe cosa buona, in quest’occasione di festa, domandarci quanto odorano le nostre vite del profumo della santità di Comboni. Quanto i nostri interessi sono incentrati sulla missione, quanto e in che modo abbiamo visto trasformata la nostra vita e migliorato il nostro impegno missionario.

Ringraziamo oggi la santità di Comboni che ha saputo, compreso e accettato che, come missionari, possiamo raggiungere la santità solamente quando si fa causa comune con le persone alle quali siamo inviati; quando non rifiutiamo il dolore e la sofferenza di tutti coloro che non contano o semplicemente non sono considerati dai parametri delle nostre società contemporanee. Quando con semplicità e umiltà ci impegniamo nella costruzione di un’umanità più giusta e rispettosa dei diritti di ognuno.

Desideriamo celebrare la santità missionaria segnata dalla croce e dal sacrificio, ricordando che le opere di Dio, nell’esperienza di Comboni, nascono e crescono ai piedi della croce e che la vita del missionario non ha niente a che vedere con il benessere, il prestigio e la comodità che oggi appaiono come gli obiettivi dell’esistenza di tanti nel nostro mondo ammalato di protagonismo e di autoreferenzialità.

Contemplando Comboni, scopriamo in lui il santo che ha saputo orientare tutto il suo cuore a una sola passione: la missione. Che ha vissuto questa passione in una relazione profonda con il Signore attraverso un’esperienza di preghiera continua in cui sperimentava la consapevolezza di stare nelle mani di Dio.

Nel far memoria oggi di questo evento certamente ci viene spontaneo domandarci: Che cosa ha suscitato nelle nostre vite, nelle nostre comunità, nei nostri istituti? Quanto siamo cresciuti in questa santità che, in qualche modo, ci tocca molto da vicino in quanto eredi del carisma di San Daniele Comboni? Questi dieci anni dalla canonizzazione di Comboni hanno segnato in modo significativo le nostre vite? Ci scopriamo oggi più santi e capaci, più uomini e donne di Dio, consacrati senza riserve alla missione?

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