Al-Kantara – ottobre 2014
Mostafa El Ayoubi

Se l’organizzazione delle Nazioni Unite esiste ancora, batta un colpo! L’Onu, riguardo a diversi gravi conflitti armati (in Siria, in Iraq, in Ucraina e altrove), si limita ormai a prese di posizione di circostanza e a “risoluzioni” che spesso lasciano il tempo che trovano. Negli ultimi tempi il suo segretario generale Ban Ki Moon (foto in alto) è diventato un potenziale caso per Chi l’ha visto.

È molto attivo invece Andres Rasmussen, segretario generale uscente della Nato, soprattutto per quanto riguarda la crisi siriana e quella ucraina. Note sono le sue prese di posizione contro il governo siriano. Lo scorso giugno aveva dichiarato in una conferenza stampa che le elezioni presidenziali in Siria erano illegittime. Ma può il capo della Nato, organizzazione militare, intervenire negli affari politici interni di un paese? Rasmussen è una garanzia per Washington. Quando era alla guida del governo danese, raccontò anche lui la bugia secondo la quale Saddam possedeva armi di distruzione di massa e appoggiò l’invasione Usa dell’Iraq nel 2003.
A differenza della Nato, l’Onu è quasi assente nei confronti dell’attuale crisi in Ucraina. Durante il summit di Newport in Galles nel settembre scorso, Rasmussen ha sfidato il Cremlino dicendo che la Nato ha tutti i diritti di accogliere i paesi dell’Est che vogliono aderire al patto Atlantico. La crisi provocata in Ucraina rientra in effetti nella strategia atlantista per arginare l’espansione geopolitica della Russia: l’adesione dell’Ucraina all’Ue significherebbe la creazione di basi Nato nel cortile di Mosca.
Il governo americano, che di fatto è il leader indiscusso della Nato, cerca attraverso anche questo organismo di difendere i suoi interessi a livello mondiale (anche a scapito dell’Ue) e ostacolare lo sviluppo di poli concorrenti come il Brics o l’Organizzazione di Shangai, entrambi guidati da Russia e Cina, che metterebbero in seria discussione l’egemonia unipolare degli Usa.
La Cina e la Russia sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e possono usare il diritto di veto. Lo hanno adoperato ben quattro volte per impedire alla Nato di intervenire in Siria. Il crescente peso geopolitico della Russia e della Cina costringe gli Usa e i suoi alleati a bypassare l’Onu per evitare veti che intralcino le loro strategie geopolitiche. Ciò continua a rendere sempre più marginale il ruolo di questo organismo che invece, per il suo statuto, deve essere uno strumento centrale nella risoluzione di conflitti e crisi internazionali.
Il terrorismo è uno dei problemi che preoccupano oggi il mondo. Perché non viene quindi indetta una conferenza internazionale sotto l’egida dell’Onu per inquadrare bene il flagello del terrorismo e individuare gli strumenti adatti per debellarlo?
Ad oggi non vi è una definizione universalmente condivisa del concetto di “terrorismo”. Forse ciò fa comodo a qualcuno! I mercenari jihadisti in Libia, quando combattevano Gheddafi, venivano definiti da una parte della “comunità internazionale” dei Freedom Fighters e invece quando hanno ammazzato l’ambasciatore americano Stevens, a Bengasi, sono stati definiti dei terroristi. E dall’Afghanistan alla Siria esempi di questo tipo sono molteplici!
Una parte delle milizie jihadiste che terrorizzano la Libia oggi hanno combattuto a fianco della Nato per eliminare Gheddafi. E molti Gruppi jihadisti oggi sono sostenuti direttamente o indirettamente da alcuni stati islamici alleati. Quindi, la Nato e alcuni suoi alleati sono parte del problema, non della soluzione contro il terrorismo.
Il governo americano, assieme a molti dei suoi stretti alleati nella regione del Medio Oriente, sta preparando un’offensiva militare in Iraq e in Siria contro lo Stato Islamico (SI). Un piano che esclude il coordinamento con l’Onu e con paesi influenti nella Regione, come l’Iran e la Russia, il che pone degli interrogativi sulle vere intenzioni della Casa Bianca. I jihadisti dello SI occupano diverse parti della Siria. Washington vuole combattere lo SI senza coordinare le operazioni con Damasco; nel contempo ha già annunciato la creazione di campi di addestramento della “opposizione armata” siriana in Arabia Saudita, paese noto per il suo sostegno al jihadismo salafita. Questa nuova strategia suggerisce l’ipotesi che la priorità per il governo americano non sia quella di eliminare lo SI ma di bombardare e distruggere le strutture dello Stato siriano.

Mentre conflitti e terrorismo flagellano il mondo, gli interessi geopolitici di Usa, Russia e Cina riducono l’organismo internazionale alla marginalità.