LE AFRICHE IN ITALIA – DOSSIER APRILE 2018

Diventare un soggetto affidabile nella gestione del fenomeno migratorio. Le diaspore africane possono dare, sul tema, un aiuto concreto alle strutture statuali. Lo testimonia un esempio sulle colline di Torino che rischia, tuttavia, di finire.

C’è una sfida che attende la diaspora africana: diventare un soggetto politico affidabile per le strutture statuali sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti. Alcune realtà africane si stanno già cimentando. Il lavoro svolto individualmente dai migranti come mediatori linguistici e culturali nei servizi di prima accoglienza delle istituzioni è pratica diffusa già da tempo. La partecipazione, invece, dell’associazionismo migrante in tale settore non si manifesta soltanto nel tentativo di intervenire nel dibattito pubblico denunciando i danni delle politiche di chiusura delle frontiere e di criminalizzazione dei migranti. Talvolta, si concretizza anche nel dare un contributo concreto alla prima accoglienza, e, in alcuni casi, a gestirne le strutture stesse.

Esempio innovativo

Il guineano Adramet Barry si fa portavoce di un modello di accoglienza innovativo. Dopo alcune esperienze come mediatore linguistico e culturale, ha coordinato e gestito un Centro di accoglienza straordinaria (Cas, Centri di accoglienza straordinaria) a Cavoretto, in provincia di Torino, attraverso la sua cooperativa Carapace e il progetto Oltre l’accoglienza. «Questo centro è nato con il fine di diventare un laboratorio dinamico dove gli stessi ospiti sono i protagonisti della struttura, e fanno tutto come se il centro fosse casa loro. Rispetto al 90% dei Cas, dove gli ospiti ricevono passivamente i servizi, nel nostro centro imparano nella quotidianità anche a gestire e mantenere la casa, cucinare e pulire. Inoltre, visto che per usufruire dei corsi di formazione che il territorio offre bisogna avere una buona padronanza dell’italiano, nel nostro centro facciamo corsi di lingua tutti i giorni e ci sono inoltre due laboratori di teatro espressivo che permettono loro anche di comunicare e leggere in pubblico», spiega Barry.

Un’esperienza, però, che rischia di chiudere i battenti. Le cooperative che lo gestiscono, infatti, non hanno partecipato al bando prefettizio – che scadeva a metà febbraio – per portare avanti il progetto. In base all’accordo ancora in vigore con la prefettura, i 33 ragazzi ospitati potranno restare nella struttura fino al… 
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