Manifesti con la presentazione dei due principali candidati alla presidenza, l'attuale capo dello stato Nana Akufo Addo e lo sfidante John Dramani Mahama

A pochi giorni dal voto in Ghana si respira un’aria di pesante attesa. Tutto è pronto nei 33.367 seggi elettorali dove sono attesi 17 milioni e 27.655 iscritti chiamati a esprimere la loro preferenza su presidente e parlamento.

Quest’anno per evitare code, e dunque pericolosi assembramenti, la Commissione elettorale ha deciso di dividere in due i seggi con più di 749 elettori, facendo aumentare le postazioni di voto di 5mila unità.

Pronta è anche la task force della sicurezza nazionale composta da 62.794 uomini in divisa sparsi su tutto il territorio al fine di assicurare ordine e rispetto delle norme. Sono molti i fattori che giocheranno sul risultato di queste presidenziali 2020. Tra questi sicuramente gli effetti economici causati dal coronavirus e il senso di incertezza che anche qui si fa sentire.

Il presidente uscente, Nana Akufo-Addo, 76 anni, ha dalla sua le relazioni strette e rafforzate nei quattro anni precedenti e cerca la rielezione. Ma non è detto che l’elettorato ghaneano sia disposto a “concedergli” un secondo mandato.

In Ghana poi, vige una sorta di regola non scritta dell’alternanza, che consiste nella divisione del potere (e gestione del paese) di quattro anni in quattro anni tra i due partiti principali, Nuovo partito patriottico (New patriotic party – Npp) e Congresso democratico nazionale (National democratic congress – Ndc). Senza contare che gli scontenti dell’amministrazione in carica non sono pochi.

Negli ultimi mesi, come da copione, Akufo-Addo ha presenziato a un numero consistente di inaugurazioni: siti tecnologici, corridoi portuali, l’avvio della costruzione di nuove scuole, nuovi posti letto in alcuni ospedali… Eppure i dati sono più chiari della propaganda elettorale.

L’ultimo lavoro di Afrobarometer rivela che dal 2017 i cittadini sono assai meno entusiasti delle performance del paese e che per la maggior parte di loro la situazione economica è andata peggiorando. Solo un terzo dei ghaneani descrive le condizioni del paese come “abbastanza buone” o “buone” con un declino del 35% rispetto al primo anno della presidenza Akufo-Addo.

Un “voto” leggermente migliore arriva dal think tank Imami Centre for Policy and Education, secondo il quale il Npp, partito di governo, ha raggiunto il 56.77% per le sue performance dal 2017 al 2020. Ma se si sostituisce performance con promesse, quelle fatte in campagna elettorale nel 2016, allora il dato assume altre letture.

Secondo l’analisi del think thank – che ha analizzato il Manifesto elettorale del 2016 – solo il 29.6% degli obiettivi sono stati totalmente raggiunti e implementati, mentre il 54.9% è stato raggiunto solo parzialmente. I migliori successi?

Nella politica estera, nella cultura, nel turismo (dove ha giocato a favore l’Year of return che sta anche favorendo gli investimenti degli afrodiscendenti), nei rapporti con le organizzazioni della società civile e i leader locali e religiosi.

Occorrerebbero altri quattro anni – afferma l’entourage del presidente, che in Ghana ha anche la funzione di capo del governo –. “Abbiamo fatto tanto – affermano – e continueremo”. L’ultima parola, si sa, è degli elettori.

Superato il periodo del boom, dovuto un massima parte alla scoperta del petrolio, che si andava ad aggiungere alle consistenti produzioni ed esportazioni di cacao e oro – nel 2019 il Fondo Monetario Internazionale prevedeva per il Ghana una crescita doppia rispetto alle altre economie emergenti – ora il paese si trova in leggero affanno con un Pil che, dicono gli analisti, quest’anno sarà solo dello 0,9% (rispetto alle previsioni dell’8,8% per il 2019). E se nel 2017 e ancora nel 2018 il tasso di disoccupazione era leggermente calato, oggi si attesta al 4.51% della forza lavoro.

Altra grande questione irrisolta è quella della corruzione, ancora troppo pervasiva nel paese. Secondo le recenti analisi di Afrobarometer, solo il 34% dei cittadini pensa che valga la pena esporsi e denunciare, il 61% invece ha paura di ritorsioni.

La lotta alla corruzione era stata una delle principali battaglie del presidente uscente ma il risultato non è stato dei migliori. Senza parlare della microcriminalità che ha mostrato il peggio – come spesso accade in questo paese – nei mesi precedenti al voto, ampliando il senso di insicurezza e una sorta di anarchia.

È questo dunque il quadro in cui si è mosso in questi mesi Akufo-Addo. Un quadro in cui la pandemia ha giocato un ruolo importante, non solo per la microeconomia. L’aeroporto, ad esempio, è rimasto chiuso per alcuni mesi e l’industria turistica ne ha risentito parecchio. La domanda è se – in questa fase di incertezze – i cittadini cercheranno il cambiamento o gli daranno la chance di portare avanti le promesse ancora in attesa.

Sono dodici, compreso il presidente uscente, gli aspiranti presidenti. Ma l’unico rivale consistente (dal punto di vista del seguito elettorale e della forza di partito) è John Dramani Mahama, 61 anni, dell’Ndc, presidente dal 2012 al 2017, quando dovette lasciare il posto ad Akufo-Addo, vincitore delle presidenziali 2016. È la terza volta consecutiva che i due si sfidano per la presidenza.

Nuovo faccia a faccia, dunque, per questi due candidati, che si conoscono bene. E se Mahama non ha la forza economica di Akufo-Addo e si è dovuto accontentare di una campagna elettorale meno “vistosa”, il suo seguito c’è, e c’è tutto. Si riproporrà la regola, non scritta, dell’alternanza?

A dare fastidio in questa contesa a due, ci sono – dicevamo – altri dieci candidati. Nessuno di loro ha forza a sufficienza, ma la dispersione dei voti potrebbe influire sulla percentuale necessaria per passare al primo turno, 50% più uno dei voti. Ricordiamo che nelle elezioni del 2008 Nana Akufo Addo perse contro John Atta Mills per meno dell’1% dei voti. Nel 2012, invece, Mahama vinse su Akufo Addo con il 50,7% dei voti. E a nulla valse la sua contestazione nei tribunali.

È il motivo per cui alcuni commentatori si sono espressi contro l’”egoismo individuale” e la ricerca del tornaconto personale. Ma saranno comunque esclusioni automatiche quelle a cui sono destinati gli altri candidati in lizza. Voti e forze che invece sarebbero tornate utili per creare una terza forza di opposizione alle uniche due predominati (Npp e Ndc, appunto).

Un Partito del fronte unitario (United front party – Ufp) che avrebbe potuto accogliere – affermano in molti – le istanze di un’altra frangia della popolazione. Una terza forza che avrebbe potuto, inoltre, prepararsi al meglio per la tornata del 2024. Tra i dodici candidati alla presidenza spicca una donna, di mestiere contadina, senza alcun titolo di studio.

Si chiama Akua Donkor, 65 anni, e potrebbe raggranellare – dicono – un interessante 5%. Altra donna candidata è Nana Konadu Agyeman-Rawlings, 72 anni, del Partito democratico nazionale (National democratic party – Ndp) e moglie di Jerry Rawlings storico presidente del Ghana dal 1993 al 2001 nel periodo di transizione tra il regime militare e il consolidamento delle istituzioni democratiche, deceduto il 12 novembre scorso.

Ricordiamo anche il ticket dei due candidati. Quello di Akufo-Addo è l’attuale vicepresidente Mahamudu Bawumia. John Mahama, invece, ha fatto una scelta storica scegliendo di avere al suo fianco per la carica di vicepresidente, Jane Naana Opoku-Agyeman, che sarà la prima donna per questo incarico.

Opuke-Agyeman, 69 anni, accademica e con idee di sinistra è stata ministro dell’Istruzione e la prima vice-cancelliere donna presso all’Università di Cape Coast. Una donna apprezzata nel mondo universitario, ma anche tra i colleghi politici. Chissà che la vera sorpresa non la porti proprio lei. Non sono pochi ad augurarselo.

 

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