Nigeria / Boko Haram
I Boko haram continuano nelle loro azioni di violenza nel nordest del paese. Rasi al suolo città e villaggi sulle rive del lago Ciad. Sotto minaccia ora anche il Camerun. I terroristi controllano almeno 3 stati del nord della Nigeria. E tra poco più di un mese ci sono le elezioni presidenziali, che sono a forte rischio.

In Francia 88mila uomini stanno dando la caccia ai terroristi autori del massacro al Charlie Hebdo. In Nigeria i militari fuggono senza combattere contro i jihadisti di Boko haram.

Una triste e forse cinica constatazione: i nigeriani dello stato di Borno sono lasciati soli di fronte al loro tragico destino. Non ci sono ancora dati ufficiali, ma sembra essere davvero tragico il bilancio delle ultime azioni dei terroristi (la Bbc parla di 2mila morti). Nel mirino dei jihadisti la città di Baga (10mila abitanti) e altri 15 tra cittadine e villaggi sulle rive del lago Ciad. Boko haram avrebbe preso il controllo del 70% dello stato di Borno. E come è accaduto in passato, i militari nigeriani si sono rifiutati di combattere e di difendere le popolazioni dagli attacchi, abbandonando le postazioni senza sparare nemmeno un colpo.

Il tutto a poco più di un mese dalle elezioni presidenziali del 14 febbraio, che vede la ricandidatura del presidente del paese Goodluk Jonathan. Voto a forte rischio.

«Baga è stata rasa al suolo, come gli altri villaggi, che di fatto non esistono più», ha riferito la Bbc citando le autorità locali. Secondo l’agenzia Reuters sarebbero almeno 560 le persone rifugiatesi in un isolotto del lago Ciad, senza cibo né acqua. In migliaia, infatti, sono fuggiti verso il lago, senza avere la possibilità di seppellire i loro morti, rimasti per le strade.

Se trovassero conferme ufficiali i dati forniti dall’emittente britannica, saremmo di fronte alla strage più sanguinosa mai compiuta dai miliziani islamisti nel paese. Con un’escalation che il governo nigeriano non ha saputo prevedere e, tanto meno, prevenire. Che ha costretto alla fuga dalle loro case oltre un milione di persone. In ottobre le autorità di Abuja avevano annunciato un’intesa con il gruppo terroristico per una cessate il fuoco. Trattative tese anche alla liberazione delle 200 studentesse ancora nelle mani di Boko haram. Intesa, però, subito smentita dal leader del gruppo, Abubakar Shekau.

Da allora si sono intensificate le violenze e, nei giorni scorsi, il leader dei jihadisti ha lanciato una minaccia anche nei confronti di Paul Biya, presidente del Camerun che più di altri stati confinanti con la Nigeria si è impegnato nella lotta al terrorismo. Ha schierato, infatti, migliaia di soldati e uomini delle forze speciali nella regione dell’estremo nord del paese per contrastare i numerosi sconfinamenti dei Boko haram. In un video postato su You Tube, Shekau, in arabo, ha minacciato di colpire il Camerun così come sta colpendo la Nigeria: «Biya, se non fermerai questo complotto maligno, assaggerai quanto è accaduto in Nigeria. I tuoi soldati non possono nulla contro di noi», la minaccia lanciata via web. E Biya, dal canto suo, ha replicato con un appello alla comunità internazionale: «Dal Mali, alla Somalia, fino alla Repubblica Centrafricana, questi terroristi hanno la stessa agenda. Di fronte a una minaccia globale serve una risposta globale». Risposta che non arriva. Anzi, la comunità internazionale sembra essere sorda ai continui appelli di intervento.

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