L’editoriale del numero di maggio 2011
Una riflessione sull’oggi nell’omelia del cardinale Tettamanzi pronunciata durante la domenica delle Palme.

«Il profeta Zaccaria, parlando per il suo tempo e per le attese dei suoi giorni, già aveva intuito quale sarebbe stato lo stile e il modo di presentarsi del Messia di Dio. Non con i cavalli da guerra, non con la forza delle armi, ma con la mansuetudine dell’asino, la bestia da soma dei giorni di pace, e con il dominio invincibile della giustizia: “Egli è giusto e vittorioso, umile… Farà sparire il carro da guerra da Efraim e il cavallo da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle nazioni”.

 

Ma qual è la nostra situazione storica? Come sono oggi i giorni che viviamo? Potremmo definirli “giorni strani”. I più dotti potrebbero dirli “giorni paradossali”. Perché? Le motivazioni sono moltissime e differenti. Ad esempio, per stare all’attualità: perché ci sono uomini che fanno la guerra, ma non vogliono che si definiscano come “guerra” le loro decisioni, le scelte e le azioni violente? Perché molti agiscono con ingiustizia, ma non vogliono che la giustizia giudichi le loro azioni? E ancora: perché tanti vivono arricchendosi sulle spalle dei paesi poveri, ma poi si rifiutano di accogliere coloro che fuggono dalla miseria e vengono da noi chiedendo di condividere un benessere costruito proprio sulla loro povertà?

 

Come sono, quindi, i giorni che oggi viviamo?

 

Possiamo rispondere nel modo più semplice, ma non per questo meno provocatorio per ciascuno di noi, interrogandoci con coraggio sul criterio che ispira nel vissuto quotidiano i nostri pensieri, i sentimenti, i gesti. È un criterio caratterizzato da dominio superbo, subdolo, violento, oppure è un criterio contraddistinto da attenzione, disponibilità e servizio agli altri e al loro bene?

 

Il brano del Vangelo di oggi ci presenta Gesù come re umile e mite, e insieme come il re che dona tutto sé stesso per amore e che, proprio così, annuncia la pace. Questo e non altro è il suo “dominio”, che “sarà da mare a mare e dal fiume fino ai confini della terra”.

 

Siamo, allora, chiamati a interrogarci sull’unica vera potenza che può realmente arricchire e fare grande la nostra vita, intessuta di tanti piccoli gesti: la vera potenza sta nell’umiltà, nel dono di sé, nello spirito di servizio, nella disponibilità piena a venerare la dignità di ogni nostro fratello e sorella in ogni età e condizione di vita…».

 

Sono le parole pronunciate dal card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, il 17 aprile scorso, domenica delle Palme. Sono parole – parte dell’omelia – che inquadrano bene questi “giorni paradossali” e indicano una chiara via d’uscita.

 

Parole che dovrebbero mettere in crisi la vita di tanti cristiani: quelli che si genuflettono la domenica, per poi dimenticare la loro condizione di battezzati per il resto della settimana.

 

Parole che dovrebbero far sobbalzare quei non pochi parroci, barricati in sacrestia, che – forse per il quieto vivere, forse per trarne qualche vantaggio – sembrano quasi aver abbracciato l’ideologia della Padania, con il risultato che nelle omelie domenicali dimenticano i migranti.

 

Parole che devono infondere coraggio a quanti, cristiani e non, si battono ogni giorno per superare questi “giorni strani” e per andare incontro all’altro, agli altri.

 

Quelle del cardinale sono parole che Nigrizia non può che sottoscrivere.

 




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