Missionari e Laudato si’

Nell’alveo della dottrina sociale della Chiesa, l’enciclica chiede un’attenzione nuova al creato e un impegno specifico del mondo missionario. Il documento fa avanzare anche il dialogo ecumenico e interreligioso.

Quando il 18 giugno scorso fu pubblicata l’enciclica Laudato si’, stavo meditando su un libretto di Judy Cannato, un’americana di origine asiatica: madre, sposa e scienziata, oltre che grande cristiana. Stupore radicale, riflessioni contemplative dai buchi neri alle supernove ad altre meraviglie dell’universo è il tentativo di aiutarci a pregare nel contesto della nuova percezione del mondo. Parla con competenza di big bang, di galassie, di un mondo che si sta costantemente espandendo. E trasforma questa scienza in preghiera. Ogni capitolo ha spunti contemplativi e una preghiera. Mi sta veramente aiutando a reinventare la mia preghiera: meno monotona, meno rinchiusa in me, più aperta al cosmo.

L’enciclica di papa Francesco fa riferimento alla Madonna e non a caso chiude con due preghiere: vuol dire che se non rinnoviamo con le nostre preghiere, se continuiamo a recitare formule su formule ben chiuse nelle nostre chiese, soltanto con un fiore davanti, se non reinventiamo una preghiera più a contatto con la natura (in chiesa e fuori), la conversione ecologica sarà impossibile. Vediamo anche il messale. Non c’è nessuna messa che fa riferimento all’ecologia. C’è un accenno nel salmo 8, ma tutto il mondo ecologico è assente. E problemi come le migrazioni, che pure sono inclusi, sono sempre visti da un punto di vista della Chiesa. Il cuore della preghiera non è mai il cosmo, l’universo, l’umanità. È una preghiera autoreferenziale.

Se vogliamo vivere appieno l’enciclica dobbiamo uscire da questa autoreferenzialità e mettere al centro il cosmo e l’umanità. Siamo estremamente clericali. Vogliamo trasformare il mondo nella nostra piccola parrocchia. Il fatto che il papa concluda con la Madonna non è un caso. In fondo, come dice nel capitolo 3, ci avventiamo nel Creato per sfruttarlo. Abbiamo trasformato il corpo del creato nel corpo di una prostituta, sfruttata dalle multinazionali. E sono le donne soprattutto a sperimentare questo approccio selvaggio al corpo e al suo sfruttamento. Le donne sono le vittime, così come lo è il creato.

Dunque dobbiamo assumere un atteggiamento che definisco “ecofemminista”, così da liberarci da ogni prepotenza verso il corpo umano e verso il corpo del creato. Un ecofemminismo che vede la presenza divina, la contemplazione in ogni corpo; consapevole che ogni corpo diventa, secondo la teologia biblica, la visibilità dell’invisibile.

Una vera conversione al creato resterebbe una velleità senza profonde motivazioni spirituali. Non per niente il documento inizia con san Francesco che canta la presenza di Dio nel creato senza sminuire la bellezza delle creature. Dall’acqua al fuoco al vento, dal sole alle stelle e alla luna. Ognuna di esse è una manifestazione. Bisogna andare oltre l’approccio economico-finanziario e avvicinare il mondo con uno sguardo spirituale, poetico, artistico. La bellezza, l’armonia e anche il mistero del male fanno parte di un mondo in evoluzione.

Comunità cristiane siano agenti di educazione
Due anni fa, un confratello m’invita a celebrare la messa in una piccola comunità cristiana che vive in uno degli slum di Nairobi. (…)

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